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sabato 5 marzo 2016

Scorie nucleari: dove saranno messe?


di Temistocle Marasco

Il governo italiano sta per scegliere il luogo in cui stoccare i nostri rifiuti radioattivi: un deposito nucleare dietro casa.

Da Bolzano a Lampedusa, c’è un territorio che, nel prossimo futuro, è destinato a ricevere l’eredità lasciata dalle centrali nucleari italiane: 90.000 metri cubi di rifiuti radioattivi di varia pericolosità attendono di conoscere il luogo in cui verrà realizzato l’enorme deposito in cui saranno stoccati. 


Più facile a dirsi che a farsi. Il “dove” è un problema dibattuto da oltre 20 anni. Lo scorso gennaio, però, la Sogin, società dello Stato che si occupa dello smaltimento degli impianti nucleari nostrani, ha consegnato all’Ispra (l’istituto per la protezione e ricerca ambientale) una mappa indicante le aree più idonee ad accogliere un così pesante fardello.   

Il criterio di scelta è “per esclusione”, secondo i seguenti parametri:
   
– no alle lagune, alle zone protette, alle miniere, a zone vicine alle dighe;   
– no a zone sismiche o vulcaniche;   
– no a zone soggette a frane o ad alluvioni, o comunque a quelle zone caratterizzate da condizioni climatiche particolarmente avverse;   
– no a zone di coltivazione agricola di particolare qualità;   
– no a zone sopra i 700 metri di quota e sotto i 20 metri di quota;   
– no a zone a meno di 5 chilometri dal mare e a quelle vicino ai fiumi;   
– no a zone a meno di un chilometro dalle ferrovie e dalle grosse arterie stradali;   
– no a zone vicine alle aree urbane.   

A quanto dicono gli esperti, la regione che “rischia” maggiormente in questo senso è la Sardegna. La mappa dei siti doveva essere resa nota lo scorso settembre dalla Sogin. A tale pubblicazione seguirà una fase di consultazione per la raccolta di osservazioni e proposte tecniche, provenienti in particolare dalle regioni e dagli enti locali. Esse saranno esaminate in un apposito seminario nazionale, a seguito del quale si provvederà a eventuali modifiche e aggiornamenti della mappa entro aprile 2015. La mappa dovrebbe essere definitivamente approvata dal Ministero dello Sviluppo Economico nel giugno 2016, sentiti i pareri di Ispra e del Ministero dell’Ambiente.   

Nessuno vuole un deposito nucleare dietro casa. Anche perché nessuno è in grado di garantire la totale sicurezza di quel deposito e che si conserverà tale per sempre. La natura e la mano dell’uomo sono fattori di rischio non del tutto controllabili. Lo dimostra la storia: i tentativi di stoccare “ab eterno” i rifiuti radioattivi sono falliti. La Francia e la Germania lavoravano dagli anni ‘60 alla costruzione di depositi nucleari, ma non avevano fatto i conti con le falde acquifere, dovendo interrompere i rispettivi progetti. Lo stesso dicasi per gli Stati Uniti, il cui garage radioattivo ha chiuso i battenti nel 2010, per la scoperta di una presunta linea sismica che corre proprio al di sotto del sito.   

L’unico progetto realmente valido, partito negli anni ‘80, sembra quello targato Finlandia: un enorme deposito di tunnel sotterranei a 450 metri di profondità. Il deposito funziona come una matrioska, con una struttura di barriere integrate: qualora una di esse non funzionasse, le altre sarebbero in grado di limitare i danni. Il progetto, tuttavia, non è ancora concluso: ci vorrà addirittura il 2100!




Fonte:laleggepertutti.it

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