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domenica 13 marzo 2016

Perché consumare latte non è più innocente che mangiare carne


di Marìca Spagnesi

Cosa c’è di più innocente che bere latte e darlo da bere ai nostri figli? L’immagine che abbiamo è questa, di cosa buona e giusta. Ma ci siamo mai chiesti come viene prodotto il latte che finisce nei contenitori che acquistiamo al negozio o al supermercato? È un alimento così “naturale” e “benefico”? Scopriamolo.



Supponiamo di vivere in una bella comunità in aperta campagna. Supponiamo poi di essere tutti vegetariani convinti e di non mangiare carne oltre che per ragioni di salute anche e soprattutto per motivi etici. Adesso supponiamo che, essendo vegetariani, consumiamo uova e latte. Per le uova siamo indipendenti con le nostre galline che ci danno quelle che ci possono dare come e quando vogliono loro, razzolando libere intorno alla casa. Perché mai ci sogneremmo di comprarne sapendo delle violenze cui sono sottoposti gli animali in gabbia.

Per il latte, però, siamo ancora costretti ad acquistarlo. I bambini ne hanno bisogno, anche noi ne consumiamo e quindi decidiamo, perché no, di acquistare una mucca. Già ci prefiguriamo la nostra bellissima mucca che bruca felice nel campo davanti casa dove corrono e giocano i nostri figli. Ogni mattino, poi, avremo del buon latte fresco appena munto e saremo tutti contenti. Inoltre, ci sganceremo da quell'orrendo sistema che segrega gli animali in allevamenti lager, che li sfrutta, li maltratta, li usa e poi li uccide senza neppure il minimo rispetto che si dovrebbe a un essere vivente e senziente. Esattamente come noi.

Già, perché noi sappiamo che il latte ce lo danno le mucche ma moltissimi ignorano in che modo. Nel nostro caso, tuttavia, avendo scelto ponderatamente la cosa, non sarà così. Così acquisteremo la nostra mucca che inizierà fin da subito a darci del latte. La tratteremo bene e con i migliori riguardi perché noi amiamo gli animali e ci fa orrore chi li maltratta. Ci accorgeremo, un giorno, però, che il latte è finito. Già, perché come tutti i mammiferi, la mucca, esattamente come noi, produce latte se ha appena avuto un piccolo da nutrire.

Allora penseremo: be', bisognerà farla ingravidare. Niente di male, anzi. Vorrà dire che avremo due mucche che ci daranno del buon latte e che noi tratteremo col massimo riguardo. Inoltre, ben inteso, ci accontenteremo di meno latte perché una parte dovrà andare al vitellino. Aspetteremo il tempo necessario e festeggeremo quando nascerà.

Il giorno della nascita, dopo la grande gioia dell'evento, ci accorgeremo, però, che il nostro vitellino è maschio. A quel punto saremo di fronte al primo problema e al primo contatto con la realtà: il vitellino ha bisogno del suo latte e noi non ne avremo abbastanza per noi. Inoltre quando il piccolo sarà grande diventerà un toro. Non solo non darà latte, ma dove lo metteremo, che cosa ne faremo?

Siccome amiamo molto gli animali decideremo di tenerlo, accettiamo di rinunciare al latte per il nostro vitellino e ci rassegniamo all'idea di sistemare un toro in casa nostra. Ma, appena possibile, faremo ingravidare di nuovo la nostra mucca.

Non avevamo previsto, però, che la nostra mucca potrebbe insistere per qualche tempo a partorire dei maschi e ci ritroveremmo, oltre che senza latte, col nostro giardino possibilmente con tre o quattro tori a pascolare prima di avere il piacere di veder nascere una femmina. Il punto è che il nostro campo non è abbastanza grande per una mandria e che comunque avevamo comprato una mucca per avere del latte e di fatto non ne abbiamo.

Cosa ci resterebbe da fare? Prendere i nostri vitellini, uno dopo l'altro, strapparli alla madre che li ha partoriti, portarli al macello e goderci finalmente il nostro buon latte. Perché noi siamo vegetariani.

Questo è, per chi non lo sapesse, esattamente quello che succede nella grande industria della produzione del latte. Fin da piccoli sappiamo che la mucca lo produce e tutto sembra suggerirci, dalle favole alla pubblicità, che sia anche molto felice di farlo. Anzi, sentiamo dire da qualcuno che se ne intende che la mucca soffre e piange quando non viene munta. Quasi gli esseri umani avessero deciso di fare un vero e proprio favore alle mucche che altrimenti, se non ci fosse l'uomo, non saprebbero come liberarsi di tutto quell'ingombrante e fastidioso latte.

Nella realtà, invece, fuori dalla pubblicità, dalla tv, dalle favole e dalla nostra indifferenza, le cose non vanno esattamente così: le mucche vengono continuamente ingravidate in modo da partorire per produrre latte da dare non ai loro cuccioli, ma a noi in quantità industriali. E i piccoli? Ai piccoli ne viene data solo una parte, non direttamente, per il resto vengono nutriti artificialmente, allontanati dalla madre e lasciati senza il calore di cui ogni mammifero ha bisogno, maltrattati e spaventati a chiedersi per la loro breve vita dove sia la loro mamma. Infine, mandati al macello. Oppure, se femmine, avranno la sorte che hanno avuto le loro mamme.

Possiamo decidere che il latte ci piace e non intendiamo privarcene. Possiamo pensare anche che sia giusto così e che abbiamo il diritto di fare tutto questo. Ma che si sappia la verità. Che si conoscano i fatti e che si accetti, allora, che farne uso non è meno innocente che mangiare carne e che, anzi, è direttamente legato alla sua produzione. Che si accetti che il latte è un vero e proprio furto perpetrato nell'ignoranza o nell'indifferenza a mamme cui viene sottratto il proprio piccolo con violenza a poche ore dal parto, obbligate a vivere la loro vita in ambienti artificiali come stalle con pavimenti duri e luci innaturali, dove si ammalano e a cui vengono rifilati medicinali e antibiotici. Si sappia che le mucche, costrette a produrre enormi quantità di latte,  perché siano maggiormente produttive vengono nutrite con mangimi proteici, vengono “aiutate” con farmaci e integratori i quali, naturalmente, passano a noi.

Tutto questo è davvero spiacevole ma, d'altra parte, come faremmo noi umani a vivere senza quella indispensabile fonte di calcio? Si sa che il latte ne è ricco e non possiamo farne a meno. Questo, però, sembra essere un vero e proprio mito. Il calcio è contenuto in molti altri alimenti, dalle crucifere ai legumi a tutte le verdure a foglia verde scuro, all'amaranto. Senza contare che proprio nei paesi più ricchi e maggiori consumatori di latte e latticini si registrano malattie come l'osteoporosi che ci vengono fatte curare (in un circolo vizioso) aumentando la dose di latte e derivati perché ricchi di calcio. E' opinione comune che il calcio contenuto nel latte prevenga il problema delle ossa fragili, soprattutto nei bambini. Sembra, però, che  mantenere le ossa forti dipenda non tanto dall'aumentata assunzione di calcio quanto dal prevenirne la perdita. La perdita di calcio è un processo naturale e quello che si perde, deve essere poi  reintegrato con nuovo calcio preso dal cibo o dalle ossa. Sembra che responsabile nella perdita di calcio sia l'alimentazione eccessivamente proteica. E Le diete ricche di carne e latte superano normalmente di molto i livelli di proteine necessari. Questo comporta una perdita che, per essere compensata, viene prelevata dal nostro organismo dalle fonti disponibili e cioè le ossa.

Latte e latticini sono, inoltre, alimenti ricchi di grasso. Anche quelli “leggeri” il cui contenuto di grasso è stato rimosso, non risolvono il problema dal punto di vista degli effetti sulla salute pubblica. I grassi rimossi vengono comunque utilizzati per altri prodotti confezionati come dolci e gelati annullando, essendo rimessi in circolazione, l'effetto positivo sulla salute generale della gente.

Qual è la verità quindi? Le mucche vivono in condizioni disumane e innaturali, con livelli altissimi di stress, paura e dolore dovuti ai maltrattamenti, allo stato di prigionia e alla mancanza di una vita secondo natura per produrre qualcosa che non aiuta affatto le nostre ossa come crediamo ma che sembra essere, al contrario, dannoso.

Questo è il vero, assurdo, paradossale prezzo del latte.

Se proprio non potete farne a meno, accertatevi che il latte che acquistate sia di produzione biologica certificata. O provate, se non ad eliminarlo, almeno a ridurne il consumo.




Fonte:ilcambiamento.it

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