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domenica 3 gennaio 2016

Raccolta differenziata: nessun risparmio sulle tasse.


di Temistocle Marasco

I cittadini fanno la raccolta differenziata ma la tassa sui rifiuti non diminuisce e, anzi a volte aumenta: le ragioni della mancata riduzione dei costi.


La raccolta differenziata è partita un po’ ovunque: il “secchio unico”, vecchio stile, ha ceduto il passo alla famiglia di bidoncini necessari a separare i diversi materiali. Il problema principale era (ed è) riuscire a superare le consolidate abitudini per fare posto ai nuovi e più ingombranti sistemi di raccolta. L’argomento più convincente è il risparmio in bolletta: più ricicli, meno rifiuti sono destinati in discarica, più si abbassano le tasse sulla spazzatura. Il principio è reale, chiaro e codificato. 
Dal 1996, infatti, è stata istituita la cosiddetta “ecotassa” [1], un tributo speciale che, in prima battuta, versa il gestore della discarica, ma con obbligo di rivalsa sui soggetti che conferiscono i rifiuti in essa [2], cioè sui Comuni; questi ultimi, a loro volta, pagheranno l’imposta prelevando il denaro dalle tasche dei contribuenti.

A quanto dicono i numeri, nonostante i cittadini abbiano abbracciato – chi più, chi meno – la differenziata, le tasse non si sono abbassate e, anzi, in alcuni casi sono anche aumentate. C’è da capirne il perché. In alcune zone la differenziata è cominciata da poco e sconta la fase di “avviamento” (soprattutto laddove è stato istituito il “porta a porta”, inizialmente i costi possono lievitare); in altre viene fatta poco, in altre viene fatta male, in altre ancora un mix di entrambe. Al di là di queste situazioni, però, in molti Comuni sono state raggiunte buone percentuali. Ciò vuol dire minori conferimenti in discarica e possibilità di vendere ciò che è stato separato.   

Il 10% della differenziata è inservibile poiché inserita nel contenitore sbagliato o perché il materiale è troppo compromesso (si pensi al cartone della pizza unto di olio o intriso di liquido); un’altra parte non viene pagata ai Comuni a prezzo pieno poiché non è pulita (si pensi al barattolo di marmellata che presenta all’interno dei residui) e le ditte che acquistano devono provvedere da sé a questa operazione. Ma può bastare ciò a giustificare le mancate riduzioni delle tasse e, in alcuni casi, addirittura un loro aumento?   

Sembra paradossale ma i costi aumentano se il Comune di turno, pur incoraggiando e proponendo la differenziata, non ha poi i mezzi e le strutture necessarie per gestirla: parliamo, ad esempio, dei depositi di stoccaggio temporaneo oppure degli impianti per il trattamento della frazione umida. In caso di loro assenza, l’unica soluzione è il trasporto e lo smaltimento in altri Comuni, se non addirittura in altre regioni, con il concreto pericolo che i costi superino i benefici. Per tali motivi, se l’ambiente ne trae comunque un guadagno, fino a quando gli enti pubblici non riusciranno a dotarsi di un apparato efficiente, i cittadini potrebbero non essere premiati in bolletta per l’impegno profuso.



[1] L. n. 549 del 28.12.1995. 
[2] Art. 26, l. n. 549 del 28.12.1995.


Fonte:laleggepertutti.it



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