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lunedì 30 novembre 2015

I pensionati italiani che vanno a vivere all'estero.


di Pierfrancesco Palattella

Essere pensionati e vivere all'estero. Una contingenza che sempre più sta prendendo piede in Italia e che più che una moda, per alcuni, è una necessità. Si perchè, è bene precisarlo subito, non c'è niente di male tanto meno di illecito nel prendere questa strada; d'altra parte la situazione italiana è ormai nota. 
Il nostro non è più, da tempo, un paese dove la qualità di vita possa essere considerata quantomeno accettabile. E allora ecco che andare fuori conviene, soprattutto per chi ha lavorato una vita e si ritrova, in età avanzata, con una pensione spesso da fame a dover gestire incombenze e necessità che sono all'ordine del giorno quando non si è più ragazzini. 


Con la pensione percepita qui in Italia, si riuscirebbe a malapena a sopravvivere dignitosamente; con la stessa cifra, si può andare in un paese estero dove tutto costa meno e la qualità della vita è nettamente più alta e vivere in serenità la vecchiaia. E allora cosa c'è di male nel fare questa scelta di vita? Ecco che optare per la seconda strada diventa, spesso e volentieri, una necessità.

Il fenomeno dei 'Nonni in fuga'

Il fenomeno è conosciuto con questo appellativo: nonni in fuga, a indicare la situazione di quelle persone che arrivate all'età della pensione decidono di emigrare all'estero andando a ricalcare quanto fanno i loro nipoti costretti a scappare dall'Italia, ancora ventenni, per trovare un lavoro decente. 
Leggendo i dati diffusi dall'Istat e riferiti al 2014, sono circa 473mila gli over 60 che vivono all’estero tanto in paesi Ue quanto in mete extra Ue. Il numero dei pensionati fuggiti all'estero è cresciuto passando dai 2.553 del 2010 ai 5.345 nel 2014, con un incremento del 109%. Questo dipende dal fatto che in Italia, 1 pensionato su 2 percepisce una pensione di 1.000 euro al mese. 

E non si parla qui dei meno fortunato che quella cifra no la vedono nemmeno con il binocolo, basti pensare che circa 270 mila anziani percepiscono una pensione che va da 650 a 1.000 euro. Ecco che, visti i costi della vita qui in Italia rapportati alla qualità offerta, quantomeno bassa, i pensionati emigrano per motivi economici.

Le mete più gettonate:

Le mete scelte sono varie e coprono tutto l'emisfero. Ovviamente si scelgono destinazioni low cost, dove la vita costa meno di quella italiana (e la qualità è più alta). 
Lo spettro è piuttosto ampio: si va da cambiamenti soft, come est Europa (su tutte Romani e Bulgaria) e Canarie, in Spagna. A scelte decisamente più anziani estreme, come Thailandia, Malaysia, Costarica, Caraibi, Filippine e mete africane varie, soprattutto le più vicine e mediterranee come Marocco e Tunisia. Mete dove con 700 euro al mese si può fare una vita più che tranquilla, quasi agiata. 
Ad oggi i paesi dove risiede il più alto numero di pensionati italiani sono: Argentina, Australia, Usa, Canada e Brasile. La scelta della destinazione varia in base alla motivazione del singolo: c'è chi cerca un cambiamento soft, una qualità della vita migliore; e chi invece sogna un mutamento radicale, estremo, andando a vivere in un posto da sogno dove, magari, con la pensione italiana si può fare una vita da nababbi. 

Una deriva così diffusa che in rete stanno nascendo diversi siti e agenzie specializzate per supportare i pensionati che sognano di cambiare vita oltre che tutti coloro i quali decidono di trasferirsi all'estero in età avanzata per cambiare vita.

Qualità della vita e servizi migliori:

In linea generale come detto, quello che si ricerca è una qualità di vita migliore; e anche un'offerta di servizi maggiore. Un esempio al riguardo sono le cure sanitarie.
Spesso chi si reca all'estero è alla ricerca di realtà dove la sanità sia più accessibile. Trovandosi in età avanzata d'altra parte, la necessità di cure aumenta. Ed ecco che spesso non si riesce a rientrare con le spese se è vero che, negli ultimi anni, a causa della crisi gli italiani hanno tagliato perfino la spese per le cure mediche

Non si va più all'estero per cercare prestazioni mediche costose e di eccellenza, come un tempo si concedevano i più ricchi che si recavano fuori dai confini italiani per farsi curare dal luminare di turno; niente di tutto questo. Oggi si va all'estero per le cure basilari, quelle essenziali. E a farlo è la classe media. Da questo punto di vista sono molto battute mete anche piuttosto vicine, come Romani e Bulgaria; ma anche Canarie, Cipro, Grecia.

La questione delle pensioni pagate all'estero e la parte contributiva

Oltre ad essere un argomento che suscita interesse, quello dei pensionati italiani che si trasferiscono all'estero è anche una questione burocratica che provoca polemiche e dubbi su alcuni aspetti. 
A lanciare il sasso nello stagno è stato il presidente dell'Inps Tito Boeri il quale ha evidenziato come andrebbe rivisto il pagamento di pensioni contributive per agli italiani all'estero. Secondo Boeri infatti, l'Italia è uno dei pochi paesi che riconosce la portabilità extra Ue della parte non contributiva delle pensioni; possibilità che in ambito Unione Europea non viene più offerta in base ai regolamenti comunitari.inps 
Il risultato è che si finisce per pagare integrazioni al minimo e maggiorazioni sociali a pensionati che pagano le tasse altrove; così facendo, in quei paesi il costo dell'assistenza sociale si riduce e, al contempo, si indebolisce la rete assistenziale sociale in Italia. Sono quasi 400mila i trattamenti pensionistici erogati all'estero, il che significa che ogni anno l'Italia fa uscire circa 1 miliardo di euro per trattamenti assistenziali a persone che vivono fuori. 

Contemporaneamente diminuisce il consumo e il gettito fiscale in Italia, dato che queste persone non vivono più qui. Sempre secondo il presidente dell'Inps, a raddrizzare questo squilibrio ci pensano i contributi previdenziali di quasi 200mila immigrati che hanno lavorato in Italia e che non ricevono la pensione in quanto tornati nel loro paese di origine.

Come fare per trasferirsi all'estero in età di pensione?

Detto di questa criticità legata all'aspetto della parte non contributiva degli italiani in pensione all'estero, vi è comunque un'altra questione da non sottovalutare. Ovvero, riuscire a fare tutte le operazioni burocratiche per trasferirsi all'estero una volta raggiunta l'età della pensione. 
Gli aspetti da tenere a mente sono soprattutto due: il primo, scontato, è come fare per trasferire la residenza all'estero. Il secondo, strettamente legato alla decisione di emigrare una volta raggiunta l'età pensionistica, è come fare a trasferire la pensione nel paese scelto come destinazione.

  1. Per il trasferimento di residenza, dipende dalla meta scelta. Se è un paese dell' Unione Europea è, ovviamente, tutto più facile. Quando si parla di paesi extra Ue, bisogna conoscere la regolamentazione specifica del luogo scelto per sapere cosa prevede la legge lì. Alcuni paesi richiedono un'entrata fissa mensile o un conto corrente con una certa cifra depositata.
  2. Per il trasferimento della pensione all'estero, è necessario rivolgersi al proprio ente, come ad esempio l'Inps, e presentare apposita domanda con annessi dati bancari e indicazione del conto corrente sul quali si vuole ricevere la pensione. Se si risiede all'estero ma si ha il domicilio in Italia, si può richiedere accreditamento della pensione anche su conto corrente bancario o postale italiano.

Trattamento fiscale dei redditi da pensione:

Ecco un altro aspetto controverso e dibattuto; quello del trattamento fiscale dei redditi da pensione percepita all'estero. A questo riguardo il Governo italiano ha stipulato accordi bilaterali con diversi paesi esteri per un trattamento fiscale agevolato, così come sono stati presi accordi con paesi esteri per evitare la doppia imposizione fiscale che obbliga il cittadino italiano a pagare tasse in due differenti paesi.elezioni
Sono molti, per fortuna, i paesi con i quali l'Italia ha stabilito questo contatto permettendo a chi espatria di percepire la pensione a regime agevolato evitando la doppia tassazione. 
Sul sito dell' Agenzia delle Entrate è possibile inoltre scaricare i documenti relativi alla dichiarazione dei redditi dei residenti all'estero. Qui sono elencate le caratteristiche necessarie per usufruire delle agevolazioni di cui sopra.

Anagrafe italiani all'estero e diritto di voto:

L'ultimo consiglio per i pensionati che si recano all'estero, è quello di iscriversi all' Aire, ovvero l' Anagrafe degli Italiani residenti all’Estero. I pensionati all'estero mantengono comunque la cittadinanza italiana, di conseguenza hanno ancora il diritto di voto. 
Tutti i cittadini iscritti all'Aire possono quindi esercitare il voto per tutte le consultazioni elettorali e referendarie che si svolgono in Italia. Di conseguenza un pensionato all'estero può comunque votare e contribuire a decidere su quanto accadrà in Italia; sempre se la cosa interessa. 
Perchè forse, in fondo, chi decide di trasferirsi all'estero in età di pensione per cercare condizioni di vita migliori, di politica italiana non ne vuole sapere più nulla.







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