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domenica 11 ottobre 2015

“Stop Ttip”, una settimana di mobilitazioni in tutto il mondo dal 10 al 17.


Sarà una settimana di mobilitazione da parte della società civile quella che si apre sabato prossimo, quando le campagne internazionali Stop TTIP organizzeranno eventi e presidi in centinaia di città con l’obiettivo di fermare il Partenariato transatlantico per il commercio e gli investimenti in corso di negoziato fra Unione europea e Stati Uniti. 


La manifestazione principale ci sarà a Berlino. Nel frattempo la campagna ha già raccolto tre milioni di firme.
Dal 10 al 17 ottobre, forti di tre milioni di adesioni, si svolgeranno dunque mobilitazioni di piazza per chiedere l’interruzione dei negoziati sul Ttip e gli altri accordi di libero scambio: l’obiettivo è costruire un grande blocco di opinione pubblica contraria al sistema di commercio internazionale promosso dagli accordi, che mettono in primo piano gli interessi delle multinazionali e dei gruppi finanziari rispetto ai diritti umani e civili. Questa la principale accusa mossa dalla campagna, che organizzerà eventi e mobilitazioni in centinaia di città a partire da sabato 10 ottobre con l’intento di fermare il Trattato transatlantico fra USA e Ue, bloccare il negoziato TiSA sulla liberalizzazione di tutti i servizi e impedire la ratifica del CETA, l’accordo di libero scambio fra Ue e Canada. «I movimenti tornano in piazza per affermare che serve una netta inversione di rotta – dichiara Marco Bersani, fra i portavoce della Campagna Stop TTIP Italia – Il TTIP dev’essere fermato subito per riaprire la strada ad un nuovo modello sociale, fatto di beni comuni, diritti e democrazia, in Italia e in Europa». La più grande manifestazione è attesa a Berlino, e ad essa parteciperà anche una parte della campagna italiana.

Nel frattempo ieri si è conclusa la prima fase della raccolta di firme dell’iniziativa autorganizzata dei cittadini europei contro il TTIP e il CETA. È stato superato anche il tetto dei 3 milioni di adesioni. Fra le critiche mosse agli accordi, ci sono la mancanza di trasparenza dei negoziati e i rischi per la democrazia. Non si salva per i promotori il TPP, Trans Pacific Partnership, “fratello” del TTIP sul fronte del Pacifico. 

Dopo un lungo negoziato segreto, gli Stati Uniti insieme ad altri 11 Paesi di America, Asia e Oceania sono giunti ad un accordo che ora passerà al vaglio dei governi nazionali. «Oltre ad essere svincolato dal rispetto dei patti internazionali sul cambiamento climatico, il TPP presenta innumerevoli punti critici – descrive Elena Mazzoni, tra i coordinatori della Campagna Stop TTIP Italia – Porterà ad un aumento della deforestazione e dell’inquinamento, renderà più difficile l’accesso ai farmaci generici per le fasce più povere di popolazione e conterrà una clausola ISDS che permetterà di anteporre i profitti delle multinazionali ai diritti dei popoli».


Le mobilitazioni servono anche a fare luce sui negoziati. «Le mobilitazioni delle prossime settimane, e l’obiettivo di tre milioni di firme raggiunto e superato, segnano la prima grande vittoria dei movimenti della società civile – dichiara Monica di Sisto, portavoce della Campagna Stop TTIP Italia – Ogni minimo tentativo da parte della Commissione europea e dei governi di tenere sotto silenzio un negoziato così importante è fallito miseramente, e più si scoprono le carte più risulta insostenibile la ricetta che le lobbies economiche vogliono propinarci. Dalla crisi si esce in modo diverso: scommettendo sui territori, su un’agricoltura sostenibile e sempre più localizzata, sulla difesa dei diritti e non sul loro lento smantellamento.

Questo sosteniamo come Campagna Stop TTIP Italia e questo verrà ribadito in centinaia di piazze di tutta Europa nei prossimi giorni».

Link: https://www.youtube.com/watch?v=VMm20x0kWC4











Fonte:controlacrisi.org
Tratto da:sapereeundovere.com

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