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giovedì 8 ottobre 2015

La salute costa cara e gli italiani che fanno?



Il ministero della Salute ha pubblicato i dati dell’Istituto superiore di sanità sulle coperture vaccinali a 24 mesi d’età relative all’anno 2014. Le coperture nazionali contro la poliomielite, il tetano, la difterite, l’epatite B e la pertosse che nel 2013 erano di poco superiori al 95% (valore minimo previsto dall’obiettivo del piano nazionale prevenzione vaccinale 2012-2014),  nel 2014 sono scese al di sotto di tale soglia. La copertura per “Haemophilus influenzae b” (Hib), che nel 2013 era pari al 94,5%, è rimasta sostanzialmente invariata mentre la copertura per morbillo, parotite e rosolia (Mpr) è diminuita di quasi 4 punti percentuali rispetto ai dati aggiornati del 2013 (dal 90,3% all’86,6%).


La percentuale di famiglie, tra quelle con un reddito inferiore a 1.550 euro al mese, che rinuncia alle cure necessarie sale al 61%.
Le regioni in cui questo fenomeno è più evidente sono Campania (73%), Calabria (69%) e Lazio (64%).
Il 46% degli italiani, come già rilevato, rinuncia ad almeno una cura all’anno. La percentuale si abbassa tra coloro che dispongono di un’assicurazione sanitaria, 33%.
Tra le cure più sacrificate quelle odontoiatriche (38%), quelle oftalmiche (22%), la riabilitazione fisica (15%) e quelle ortopediche (11%).
La spesa odontoiatrica è la spesa sanitaria che pesa di più sul bilancio familiare: il 65% ha sostenuto almeno una spesa per i denti nel corso dell’anno, al costo medio di ben 1.385 euro.
Sono circa 4 su 10 gli italiani che rinunciano a curare o a prevenire i problemi ai denti a causa delle difficoltà economiche.
Inoltre, la riabilitazione ha fatto sborsare in media 540 euro (a un italiano su cinque) e lo stesso vale per le malattie croniche.
Un italiano su due, invece, ha avuto bisogno di curare la propria vista con un spesa media di 440 euro. Il 20% ha speso in media 430 euro per le cure ortopediche e 400 euro di visite specialistiche.

Come può essere modificata questa situazione?

In primo luogo, attuando una politica economica che consenta una crescita consistente del reddito degli italiani.
Poi, si potrebbe destinare una maggiore quota dei fondi pubblici a disposizione per la sanità, per ridurre le spese a carico di quanti devono curarsi.
Per il momento sembra improponibile aumentare l’ammontare totale delle risorse finanziarie per la sanità pubblica.
Potrebbe essere più fattibile accrescere quella quota, di cui ho poco sopra riferito, se però si riuscirà una volta per tutte a ridurre considerevolmente i notevoli sprechi che ancora si annidano nell’ambito della sanità pubblica.


E non è affatto detto che si riducano gli sprechi con gli interventi che dovrebbero essere previsti in attuazione della nuova legge di stabilità, quelli tendenti ad eliminare gli esami clinici “inappropriati”, perché non necessariamente tutti questi esami possono essere considerati inutili.





Fonte:paoloborrello.wordpress.com

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