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martedì 15 settembre 2015

Vaccino antinfluenzale: le cose da sapere per la stagione 2015-2016.


La stagione influenzale 2015-2016 è alle porte, e negli ultimi giorni sono state pubblicate le raccomandazioni dell’American Academy of Pediatrics’ (AAP) Committee on Infectious Diseases. Tutti i bambini dai sei mesi d’età in su dovrebbero ricevere il vaccino, spiegano gli esperti, e i dosaggi vanno rivisti perché dall’ultima stagione i ceppi virali che contiene sono cambiati: una dose se ne hanno già ricevute due o più con il vaccino influenzale trivalente/quadrivalente (prima del 1 luglio 2015), due dosi se nella precedente immunizzazione ne hanno ricevute meno di due.


E intorno ai bimbi? Le raccomandazioni AAP riguardano anche categorie a rischio come il personale sanitario che lavora nelle strutture o con assistenza domiciliare e che ha diretto contatto con i pazienti, tutti i lavoratori che si trovano a stretto contatto con i bambini (dal personale scolastico alle baby-sitter) e le donne in gravidanza, che stanno considerando una gravidanza, quelle che allattano e/o si trovano nel periodo postparto durante la stagione dell’influenza. I bambini allergici alle uova possono ricevere il vaccino senza particolari cautele, spiegano gli esperti: non è raccomandato fare il test degli allergeni prima dell’immunizzazione. Oggi, specifica il CDC statunitense, non tutti i vaccini (un esempio è il vaccino antinfluenzale Flublok) vengono prodotti per inoculazione in uova di gallina.

Le raccomandazioni statunitensi per anziani e donne in gravidanza (ma non quelle per i bimbi sopra i sei mesi ed entro i cinque anni d’età) corrispondono con quelle italiane. Per una guida completa alle vaccinazioni in gravidanza, vi rimandiamo qui.

“Tutti i bambini devono essere vaccinati contro l’influenza. Per i più piccoli, sotto i sei mesi d’età, e per quelli immuno-compromessi, è di importanza fondamentale che i membri della famiglia e la comunità che potrebbe interagire con loro ottengano l’immunizzazione in modo da proteggerli”, ha scritto via mail a Reuters Health la dottoressa Judith C. Shlay, direttore associato del Denver Public Health, in Colorado (su Scientific American il resto dell’intervista).

E qui da noi?

Nel frattempo anche in Italia, che ogni anno impiega risorse importanti nella prevenzione e nella lotta all’influenza, sono state pubblicate le linee guida per la nuova stagione influenzale: “Prevenzione e controllo dell’influenza: raccomandazioni per la stagione 2015-2016” (trovate il testo integrale qui), valide per la campagna che sta per iniziare e diverse per quanto riguarda lavaccinazione anti-influenzale dei bambini “sani”. Come si legge tra le pagine del documento, infatti:

«L’inserimento dei bambini sani di età compresa tra 6 mesi e 24 mesi (o fino a 5 anni) nelle categorie da immunizzare prioritariamente contro l’influenza stagionale è un argomento attualmente oggetto di discussione da parte della comunità scientifica internazionale, soprattutto a causa della mancanza di studi clinici controllati di efficacia. L’offerta di vaccinazione è raccomandata dalla Sanità Americana e Canadese e da pochi paesi della Comunità Europea (Gran Bretagna, Finlandia, Ungheria e Malta), e i dati disponibili, anche se non conclusivi, mettono in evidenza che livelli di copertura intorno al 50% in soggetti di età compresa fra 11 e 17 anni, permettono una riduzione complessiva del 54% delle ILI (influenza-like-illness), tuttavia ulteriori studi sono necessari per valutare l’impatto comunitario di tale intervento. Pertanto, allo stato attuale, non si ritiene necessario promuovere programmi di offerta attiva gratuita del vaccino influenzale stagionale ai bambini che non presentino fattori individuali di rischio. Pur in assenza di raccomandazioni per la vaccinazione dei bambini “sani” di età superiore a 6 mesi, qualora il loro pediatra optasse per tale scelta sono valide le stesse regole (dosaggio, n° di dosi) indicate per i bambini appartenenti ai gruppi di rischio»

Per le persone appartenenti alle categorie a rischio di complicanze severe e a volte letali e per coloro che svolgono “attività di particolare valenza sociale” il vaccino è gratuito e sostenuto dal Sistema Sanitario Nazionale. Tra i soggetti che invece non devono ricevere il vaccino ci sono i lattanti al di sotto dei sei mesi, chi stia affrontando una malattia acuta di media o grave entità (la somministrazione va rimandata a completa guarigione) e chi abbia già avuto una reazione allergica grave, un’anafilassi, a un componente del vaccino oppure alla somministrazione di una dose.

Numeri dell’influenza e nuovi obiettivi

Quante persone muoiono ogni anno prematuramente a causa dell’influenza nell’Unione Europea? Circa 40.000 secondo i dati del Centro Europeo per il controllo delle Malattie (ECDC); il 90% dei decessi si verifica in soggetti di età superiore ai 65 anni, specialmente tra quelli che soffrono di condizioni cliniche croniche di base. Tra le condizioni di rischio principale vi sono il diabete, le malattie immunitarie, le malattie cardiovascolari e quelle respiratorie croniche.

Ogni anno il 4-12% della popolazione italiana è colpito dalle ILI (infuenza-like-illness), un dato che varia sensibilmente in base al virus influenzale circolante e che viene rilevato attraversoInflunet, la rete di “medici sentinella” con 14 laboratori di riferimento su tutta la penisola, periodicamente riconosciuti dal NIC (il National Influenza Centre dell’OMS) per le attività di diagnostica e caratterizzazione di virus influenzali epidemici. Le linee guida per la nuova stagione influenzale sono state elaborate anche sulla base dei dati 2014-2015, che parlano di più di sei milioni di italiani colpiti. Sono stati registrati 485 casi gravi e 160 decessi, numeri importanti se confrontati con la stagione precedente (2013-2014) che ha visto 93 casi gravi e 16 decessi. L’85% dei casi gravi è stato segnalato da sette Regioni: Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Toscana, Lazio, Puglia.

Ciò che ha preoccupato maggiormente il personale sanitario durante la scorsa stagione influenzale è stato il drastico calo delle vaccinazioni, complice l’enorme impatto mediatico che nel novembre 2014 hanno avuto le morti di alcuni anziani (almeno 11 i casi considerati “sospetti”, seppure l’EMA, l’Agenzia Europea del Farmaco, non abbia rilevato contaminazioni nei farmaci e l’AIFA, l’Agenzia Italiana del Farmaco, abbia disposto il ritiro dei lotti in via cautelativa). Nessuna evidenza ha suggerito un nesso di causalità tra la somministrazione del vaccino Fluad della Novartis e i decessi, ma l’impatto sull’opinione pubblica è stato comunque devastante.

“I vaccini sono una risorsa preziosa e insostituibile per la prevenzione dell’influenza stagionale e delle sue complicanze, che possono dare luogo a casi di intensità severa e colpiscono con frequenza maggiore in particolare gli ultra-sessantacinquenni e i pazienti affetti da condizioni croniche preesistenti”, questa fu la raccomandazione AIFA, che invitava a non farsi sfiduciare dagli eventi in assenza di un nesso stabilito. Raccomandazione (e tentativo di tranquillizzare gli italiani) che a quanto pare non è riuscita a sortire l’effetto sperato.

Quali sono gli obiettivi per la nuova stagione? L’OMS e il Piano nazionale prevenzione vaccinale (PNPV) del 2012- 2014 riportano, tra gli obiettivi di copertura per la vaccinazione antinfluenzale 2014-2015, il 75% come obiettivo minimo perseguibile e il 95% come obiettivo ottimale negli ultra-sessantacinquenni e in tutti i gruppi a rischio. Come già detto, nel nostro Paese i bambini “sani” fino ai cinque anni d’età non sono annoverati tra i soggetti più a rischio e sta alle famiglie decidere insieme al pediatra, valutando il loro singolo caso.

Cos’altro possiamo fare per tutelarci dal rischio, insieme alla vaccinazione, se apparteniamo alle categorie a rischio o come buone pratiche quotidiane? Una buona igiene è sempre ovviamente al primo posto, lavandosi le mani con acqua -e in mancanza d’acqua con i gel appositi-, evitando di andare al lavoro e uscire di casa se siamo malati, utilizzando le mascherine nel caso, mentre soffriamo di sintomi influenzali, ci capiti di dover frequentare un luogo in cui vi siano persone più o meno a rischio, ad esempio gli ambienti sanitari (come un ospedale o un ambulatorio medico).

La circolare vaccinale ricorda inoltre l’importanza di una corretta sensibilizzazione del personale sanitario, che a sua volta si impegnerà in una buona comunicazione nei confronti delle persone che ricevono il vaccino, in modo che siano informate e consapevoli.

Cose importanti da ricordare per noi (e per il personale che somministra i vaccini e deve informare i pazienti)


  • Tra gli effetti collaterali più comuni dopo aver ricevuto il vaccino antinfluenzale ci sono reazioni locali (dolore, eritema, gonfiore) e reazioni sistemiche comuni come febbre, mialgie, malessere, che possono iniziare a 6-12 ore dalla somministrazione e durare uno o due giorni
  • I test condotti all’Istituto Superiore di Sanità hanno confermato la sicurezza del vaccino antinfluenzale Fluad; per qualsiasi comunicazione relativa agli effetti indesiderati del vaccino (e di tutti i farmaci) è importante segnalarli tempestivamente al servizio di farmacovigilanza AIFA
  • Il vaccino antinfluenzale non interferisce con la risposta immunitaria legata ad altre vaccinazioni, che si tratti di vaccini inattivati o di virus attenuati
  • I vaccini antinfluenzali contengono solo virus inattivati o parti di questi, pertanto non possono essere responsabili di infezioni da virus influenzali
  • Soprattutto nella stagione fredda infezioni respiratorie e sindromi con sintomi simili a quelli dell’influenza possono essere provocate anche da altri agenti batterici e virali, contro i quali il vaccino antinfluenzale non ha azione protettiva







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