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martedì 15 settembre 2015

La coscienza persa...ma mai data per dispersa.


di Domenico Garreffa

Il benessere della routine quotidiana ha condizionato il senso della vita, nella nostra evoluzione ne abbiamo perso il senso.
Maggiormente nei paesi più sviluppati si sono persi tutti i sensi, quella percezione di dare un valore ad ogni azione compiuta, che rende gli uomini esseri dotati di razionalità.
Abbiamo aumentato solo un senso, una capacità evolutiva nel dare la colpa ad altri per ogni avvenimento spiacevole, disgrazia, ingiustizia, malefatta , guerre , immigrazione ,ecc...


Nella capacità di valutare il male altrui la propria coscienza ha perso se stessa.
Una foto di un bambino morto, trovato sulla riva di una spiaggia è sufficiente per risvegliare quella coscienza morta anch'essa sulla stessa riva dove le onde ne hanno cancellato le traccie.
Lo sviluppo mediatico della scena del bimbo fa comprendere l'interesse creato e ricevuto volutamente, da enti che ne guadagnano approfittando dell'ultimo barlume di coscienza che ci emoziona.
Casualmente la Germania apre le frontiere, e detta all'Europa di fare ugualmente, (leggi qui)(leggi qui) nonostante fino a pochi mesi fa la stessa UE abbia dettato leggi che comportano un maggiore impoverimento sociale per la Grecia, nonostante che con un referendum il popolo greco espresse il desiderio di non soccombere.
Ad oggi dopo solo 10 giorni dall'apertura delle frontiere EU questi governanti di rinomata esperienza discutono per la provenienza dei frontalieri.(leggi qui)
Chiaramente la coerenza non risiede nel parlamento europeo, esso sceglie le vite da salvare a interesse proprio.
Dagli ultimi rapporti dei dati Oxfam (leggi qui) risulta che in Europa circa 342 miliardari e 123 milioni di persone, quasi un quarto della popolazione europea è a rischio povertà o esclusione sociale.
Da questa benevola accoglienza facilmente si deduce che ai poveri non verranno forniti i mezzi per migliorare il proprio ceto sociale, e che servano altri poveri per assecondare la manodopera a basso costo.
Vite strumentalizzate da un sistema economico, affannato dalla spietata insaziabile ricerca di ricchezza.
Che non mi si racconti che la foto del bambino siriano abbia scaturito lacrime, da questi vampiri eurocrati, secondo le ultime statistiche della FAO, ci sono 795 milioni di persone che soffrono la fame nel mondo, di cui il 98% vive nei Paesi in via di sviluppo.(leggi qui)
Ogni sette secondi in qualche parte del mondo un bambino muore per gli effetti diretti o indiretti della fame. 
La bilancia non è corretta, quali sono le priorità, quali sono gli interessi?

Gli interessi sono facilmente presumibili.

Un bambino che muore di fame viene assassinato dall’ordine del mondo.
L'ordine del mondo incomincia da noi, senza coinvolgere altri nel nostro quotidiano possiamo fare piccole cose, che ripetute e sommate divengono grandi cose.
La catena di sensibilizzazione per i soprusi sociali è infinita, ed è destinata ad aumentare, ed il senso della vita a disperdersi.
E pensare che basterebbe pochissimo. Basterebbe spostare la nostra angolazione visiva, guardare le cose come fosse la prima volta.
Semplicemente basterebbe iniziare a compiere i propri doveri senza cercare di fregare il prossimo appena l'occasione si presenta, la catena avrebbe qualche anello in meno, semplicemente basterebbe ridare una coscienza all'uomo.
Basterebbe smettere una volta per tutte, di sentirsi sempre delle brave persone.
Guardare se stessi prima di puntare il dito verso altri basterebbe per comprendere, le ingiustizie esposte nei notiziari d'informazione sono sempre le stesse, cambiano solo i luoghi, i tempi , ed i carnefici , ma le vittime restano sempre le stesse: i più deboli.
Da tangentopoli a mafiacapitale, dalle vittime di un alluvione per mancata messa in sicurezza da parte degli enti locali, da edifici costruiti con materiale inadeguato in zone sismiche, ecc...si potrebbe proseguire citando avvenimenti che si ripetono, prima il nemico era Al Qaeda oggi e l'Isiss.
L'unica cosa che non cambia è la ricerca di
guadagno, illecito ma capace di condizionare la cultura e la dignità sociale, divergendo e modificando il pensiero comune avvelenando la nostra coscienza.

Ma se non iniziamo noi a mostrare lealtà nel nostro piccolo non c'è speranza che inizino altri, tanto meno quelli che detengono il potere.

Il concetto appare utopico ed astratto ed a tratti fiabesco. 
A pensarci bene le fiabe costituiscono la più profonda articolazione degli sforzi umani per costruire e mantenere un processo di civilizzazione. Esse dipingono metaforicamente le opportunità per l’adattamento umano all’ambiente e riflettono i conflitti che nascono quando non riusciamo a stabilire codici civili commensurati con gli interessi di grandi gruppi dell’umanità.

Ma le fiabe restano frutto di fantasia, la realtà è condizionata con le nostre azioni che partono dalla routine quotidiana, per poi ampliarsi sino a raggiungere la punta della piramide del potere , dove la cima è divenuta priva di senso della vita, e come un antenna condiziona le coscienze sintonizzate.
Le parole inutili sono troppe e vanno disperse per permetterci di lamentarci...saranno utili quando la serietà condizionerà le nostre parole.








La società necessita di fiabe per sognare un mondo migliore,
nonostante ad ogni risveglio affronta un inferno...asseconda la routine e dimentica di svegliarsi.

La favola del colibrì.
(Tratta da 365giorni.org )

Un giorno nella foresta scoppiò un grande incendio. Di fronte all'avanzare delle fiamme, tutti gli animali scapparono terrorizzati mentre il fuoco distruggeva ogni cosa senza pietà.

Leoni, zebre, elefanti, rinoceronti, gazzelle e tanti altri animali cercarono rifugio nelle acque del grande fiume, ma ormai l'incendio stava per arrivare anche lì.

Mentre tutti discutevano animatamente sul da farsi, un piccolissimo colibrì si tuffò nelle acque del fiume e, dopo aver preso nel becco una goccia d'acqua, incurante del gran caldo, la lasciò cadere sopra la foresta invasa dal fumo. Il fuoco non se ne accorse neppure e proseguì la sua corsa sospinto dal vento.

Il colibrì, però, non si perse d'animo e continuò a tuffarsi per raccogliere ogni volta una piccola goccia d'acqua che lasciava cadere sulle fiamme.

La cosa non passò inosservata e ad un certo punto il leone lo chiamò e gli chiese: "Cosa stai facendo?". L'uccellino gli rispose: "Cerco di spegnere l'incendio!".

Il leone si mise a ridere: "Tu così piccolo pretendi di fermare le fiamme?" e assieme a tutti gli altri animali incominciò a prenderlo in giro. Ma l'uccellino, incurante delle risate e delle critiche, si gettò nuovamente nel fiume per raccogliere un'altra goccia d'acqua.

A quella vista un elefantino, che fino a quel momento era rimasto al riparo tra le zampe della madre, immerse la sua proboscide nel fiume e, dopo aver aspirato quanta più acqua possibile, la spruzzò su un cespuglio che stava ormai per essere divorato dal fuoco.

Anche un giovane pellicano, lasciati i suoi genitori al centro del fiume, si riempì il grande becco d'acqua e, preso il volo, la lasciò cadere come una cascata su di un albero minacciato dalle fiamme.

Contagiati da quegli esempi, tutti i cuccioli d'animale si prodigarono insieme per spegnere l'incendio che ormai aveva raggiunto le rive del fiume.

Dimenticando vecchi rancori e divisioni millenarie, il cucciolo del leone e dell'antilope, quello della scimmia e del leopardo, quello dell'aquila dal collo bianco e della lepre lottarono fianco a fianco per fermare la corsa del fuoco.

A quella vista gli adulti smisero di deriderli e, pieni di vergogna, incominciarono a dar manforte ai loro figli. Con l'arrivo di forze fresche, bene organizzate dal re leone, quando le ombre della sera calarono sulla savana, l'incendio poteva dirsi ormai domato.

Sporchi e stanchi, ma salvi, tutti gli animali si radunarono per festeggiare insieme la vittoria sul fuoco.

Il leone chiamò il piccolo colibrì e gli disse: "Oggi abbiamo imparato che la cosa più importante non è essere grandi e forti ma pieni di coraggio e di generosità. Oggi tu ci hai insegnato che anche una goccia d'acqua può essere importante e che «insieme si può» spegnere un grande incendio. D'ora in poi tu diventerai il simbolo del nostro impegno a costruire un mondo migliore, dove ci sia posto per tutti, la violenza sia bandita, la parola guerra cancellata, la morte per fame solo un brutto ricordo".




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