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venerdì 21 agosto 2015

Pensione lavoratori precoci 2015, ultime novità.


di Noemi Secci

Finalmente le richieste dei lavoratori precoci paiono essere arrivate ad un punto di svolta: sono sempre di più, infatti, i pareri favorevoli alla pensione con Quota 41 per tale categoria, senza alcuna penalizzazione legata all’età. Pertanto, è molto probabile che la nuova normativa per l’accesso alla quiescenza sarà inserita nella prossima Legge di Stabilità, che verrà approvata tra settembre ed ottobre 2015: la modifica consentirebbe il collocamento a riposo con 41 anni di contributi per tali soggetti, senza dover sottostare ad alcun requisito d’età, e senza alcuna decurtazione dell’assegno.
Chi sono i lavoratori precoci
I cosiddetti lavoratori precoci, lo ricordiamo, sono quei soggetti che possiedono il primo versamento contributivo anteriormente al compimento del ventesimo anno d’età (in pratica, chi ha iniziato a lavorare prima dei 20 anni).
Il fatto che siano abitualmente inquadrati in una categoria a sé stante ha ingenerato non poca confusione: in realtà, ad oggi, il loro trattamento è il medesimo previsto per la generalità dei lavoratori.
Infatti, i precoci non beneficiano di eccezioni particolari, ma devono pensionarsi sottostando alle regole ordinarie: utilizzeranno, quindi,   la pensione anticipata, qualora possiedano un minimo di annualità di contribuzione versata; al 2015, il requisito è di 42 anni e 6 mesi per gli uomini, e di 41 anni più 6 mesi per le donne, totale che aumenterà, per entrambi, di 4 mesi nel 2016, arrivando, dunque, rispettivamente a 42 anni e 10 mesi ed a 41 anni e 10 mesi.
 
Per tale tipologia di trattamento, era prevista una penalizzazione percentuale, qualora il pensionato non avesse raggiunto un minimo di 62 anni d’età: fortunatamente, la Legge di Stabilità 2015 [1], ha abolito questa decurtazione verso tutti i trattamenti che matureranno sino al 31/12/2017.
Qualora non possiedano i requisiti contributivi necessari al trattamento anticipato, i precoci dovranno attendere il raggiungimento dei parametri d’età per fruire della pensione di vecchiaia.
 
Ricordiamo che, nel 2015, i requisiti d’età per la pensione di vecchiaia sono :
per i dipendenti privati, 66 anni e 3 mesi ( se uomini), o   63 anni e 9 mesi ( se donne);
per i dipendenti pubblici, 66 anni e 3 mesi (sia per gli uomini che per le donne);
per i lavoratori autonomi, 66 anni e 3 mesi (se uomini), o 64 anni e 9 mesi (se donne).
 
È comunque richiesto un requisito minimo di contribuzione, pari a 20 anni; il requisito può essere diminuito a 15 anni, qualora si possiedano 15 anni di contributi versati precedentemente al 31.12.1992, oppure qualora si possiedano 10 anni lavorati parzialmente, almeno 15 anni di contributi effettivi da lavoro dipendente, e 25 anni di anzianità contributiva (secondo la Deroga Amato [2]).
 
Infine, non dimentichiamo che, pur non esistendo, ancora, eccezioni ad hoc per i precoci, possono comunque esser loro applicate le “scappatoie” utili alla generalità dei lavoratori.
 
Ricordiamo le deroghe alla Legge Fornero più rilevanti:
 
– Opzione Donna[3]: possibilità, riservata solo alle lavoratrici, di pensionarsi a 57 anni e 3 mesi d’età, con 35 anni di contributi (58 anni e 3 mesi, se lavoratrici autonome), utilizzando integralmente il calcolo contributivo;
 
– Salvacondotto per i nati nel 51 e nel 52 [4]: possibilità di collocarsi a riposo con almeno 64 anni d’età, se risultano, al 31/12/2012, almeno 35 anni di contributi per gli uomini e 20 per le donne;
 
–Settima Salvaguardia: si tratta di un’eccezione riservata ad esodati e ad alcune categorie di disoccupati; ancora non si conoscono i dettagli di quest’ultima salvaguardia, ma , secondo recenti annunci, dovrebbe essere discussa addirittura prima della Legge di Stabilità.





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