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giovedì 30 luglio 2015

Inquinamento elettromagnetico, l’appello di 190 scienziati all’Onu.


di Massimo Nardi 

Nel testo si richiede l’adozione di linee guida più rigide sull’esposizione ai campi elettromagnetici, incoraggiando misure precauzionali, ed educando il pubblico riguardo ai rischi per la salute, in particolare dei bambini e delle donne incinte. L’analisi della Dottoressa Fiorella Belpoggi, Direttore Centro di Ricerca sul Cancro Cesare Maltoni dell’Istituto Ramazzini di Bologna, tra i firmatari dell’appello.

Numerose pubblicazioni scientifiche recenti hanno dimostrato che i campi elettromagnetici non ionizzanti (EMF) influiscono sugli organismi viventi a livelli ben inferiori a molte linee guida sia nazionali che internazionali. Gli EMF includono le apparecchiature che emettono radiazione a radiofrequenza (RFR), quali i cellulari, i telefoni cordless e le loro stazioni base, il wi-fi, le antenne di trasmissione, gli smart-meter e i monitor per neonati, oltre alle apparecchiature elettriche e alle infrastrutture utilizzate nel trasporto e consegna di elettricità che generano un campo elettromagnetico a frequenza estremamente bassa (ELF EMF).


Gli effetti aumentano il rischio di tumori, lo stress cellulare, i radicali liberi dannosi, e apportano modifiche strutturali e funzionali del sistema riproduttivo, deficit di apprendimento e di memoria, disturbi neurologici, e impatti negativi sul generale benessere degli esseri umani. I danni non riguardano solamente la specie umana, ma anche quella animale e vegetale. Per questi motivi, 190 scienziati di 39 Paesi hanno inoltrato un appello all’Onu, fatto di 9 punti (leggi in basso), destinatari Ban Ki-moon, Segretario Generale, Margaret Chan, Direttore Generale, e tutti gli Stati membri, “per incoraggiare l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ad esercitare una forte leadership nella promozione dello sviluppo di linee guida più protettive nei confronti degli EMF, incoraggiando misure precauzionali, ed educando il pubblico riguardo ai rischi per la salute, in particolare per lo sviluppo dei bambini e del feto”.

«Siamo seriamente preoccupati riguardo all’esposizione ubiquitaria e agli effetti, spesso negati o sottovalutati, dei campi elettromagnetici», spiega la Dottoressa Fiorella Belpoggi, Direttore Centro di Ricerca sul Cancro Cesare Maltoni dell’Istituto Ramazzini di Bologna, tra i firmatari dell’appello. In esso, infatti, si sottolinea che l’OMS viene a mancare all’adempimento del suo ruolo quale preminente ente internazionale di salute pubblica. Ragion per cui le linee guida per gli EMF sono al momento inadeguate.
Ma facciamo un passo indietro.

Nel 1998 la Commissione Internazionale sulla Protezione dalle Radiazioni Non-Ionizzanti (ICNIRP) stabilì le “Linee guida per limitare l’esposizione ai campi elettromagnetici, magnetici, elettrici variabili nel tempo (fino a 300 GHZ)”. Linee guida che furono accettate dall’OMS e da molti Paesi in tutto il mondo. Undici anni dopo, nel 2009, l’ICNIRP rilasciò una dichiarazione, che riaffermava le proprie linee guida del 1998, perché secondo la loro opinione, la letteratura scientifica pubblicata fino ad allora “non aveva fornito prova di alcun effetto negativo al di sotto dei limiti stabiliti e non si rendeva necessaria una revisione immediata della sua guida per la limitazione dell'esposizione ai campi elettromagnetici ad alta frequenza”. Inoltre, l’OMS adottò la classificazione dell’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) del campo elettromagnetico a frequenza estremamente bassa (ELF EMF) e della radiazione a radiofrequenza (RFR), rispettivamente nel 2002 e nel 2011. 

Questa classificazione dichiara che l’EMF è un possibile cancerogeno umano. Nonostante entrambe le scoperte dello IARC, l’OMS continua a sostenere che non vi sono prove sufficienti per giustificare l'abbassamento di tali limiti quantitativi di esposizione.
Nell'appello si parla anche di "polemica circa un fondamento logico per fissare norme per evitare gli effetti negativi per la salute, raccomandandosi che il Programma Ambientale delle Nazioni Unite (UNEP) convochi e finanzi un comitato multidisciplinare indipendente che esplori i pro e i contro di pratiche alternative a quelle correnti che possano abbassare sostanzialmente l’esposizione umana alle RF e ai campi ELF”. A cosa si riferisce? «La stessa Legge 81/2008 - afferma la Belpoggi - ha in realtà fissato limiti inferiori in Italia a quelli suggeriti dalla Commissione Internazionale sulla Protezione dalle Radiazioni Non-Ionizzanti (ICNIRP) e attualmente in vigore in molti altri paesi europei. La polemica nasce dalla mancanza di solide basi scientifiche per i limiti fissati dall’ICNIRP, per questo il legislatore italiano ha ritenuto di fissare limiti inferiori per maggiore precauzione».
Nell'elenco dei 9 punti, ce ne sono molti che si basano su una questione culturale, intesa come buon senso, volontà politica, educazione, formazione da parte dei "poteri forti", affinché il cittadino possa essere consapevole dei rischi che corre quotidianamente: «Il sonno della ragione genera mostri - conclude Fiorella Belpoggi - Non c’è niente di più pericoloso di una società che recepisce passivamente quanto le viene imposto, che spegne la ragione per gettarsi nelle mani del progresso. Solo se i cittadini chiedono, gli sarà (spesso dopo molto tempo) risposto. Gli oltre 25.000 soci che sostengono l’Istituto Ramazzini hanno ad esempio ritenuto importante finanziare i nostri studi sui campi elettromagnetici. Non tutti dormono».

Ricordiamo che i 190 scienziati hanno firmato come individui. Questo significa che la loro posizione non necessariamente rappresenta la visione dei loro datori di lavoro.
I 9 punti dell’appello:

1. Vengano protetti i bambini e le donne incinta;
2. Si rinforzino le linee guida e gli standard regolamentari;
3. I produttori vengano incoraggiati a sviluppare tecnologia più sicura;
4. I servizi di utilità pubblica (società dell’energia elettrica, telefonia, etc.) responsabili della produzione, trasmissione, distribuzione, e monitoraggio del mantenimento dell’elettricità, mantengano di un’adeguata qualità della corrente elettrica e assicurino cavi elettrici appropriati per minimizzare i danni prodotti dalla corrente a terra;
5. Il pubblico venga pienamente informato riguardo ai rischi potenziali per la salute derivanti dall’energia elettromagnetica e vengano loro insegnate le strategie per la riduzione del danno;
6. Ai professionisti del campo medico si provveda un’educazione adeguata riguardo agli effetti biologici dell’energia elettromagnetica e sia provvista una formazione al trattamento di pazienti che soffrono di elettrosensibilità;
7. I governi finanzino formazione e ricerca sui campi elettromagnetici e la salute che sia indipendente dall’industria e impongano la cooperazione tra industria e ricercatori;
8. I mass media rivelino i rapporti tra gli esperti della finanza con l’industria quando citano le loro opinioni riguardo gli aspetti sulla salute e la sicurezza delle tecnologie di emissione di EMF; e
9. Vengano stabilite delle zone-bianche (aree libere da radiazioni).








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