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sabato 18 luglio 2015

Bancomat: Multe per i prelievi “ingiustificati” e nessun modo di rispettar la legge.


Funziona così: non tutti lo sanno, ma le norma tributarie sono, di fatto, scritte dall'Agenzia delle Entrate. Si può credere o meno, ma tant'è: l'attuale sottosegretario all'Economia, Zanetti, l'ha denunciato più volte e, ora, la nuova assurdità sembra confermarlo. 

Si tratta del comma 7 bis, che potrebbe presto essere varato con una delega fiscale: questo prevede che tutti gli autonomi o i professionisti debbano appuntarsi le spese, nel dettaglio, effettuate con i soldi ritirati dal bancomat. Pena, una sanzione che può arrivare al 50 per cento del prelevato


Tutto trae origine dal comma 402, di un'altra finanziaria, varata nel 2005. Questa prevedeva che chiunque (dotato di partita Iva) subisse un accertamento fiscale dovesse sottoporre i prelievi bancomat ai controlli. E giustificare tutto, in base all'idea che «l'eccesso di prelievo» alimenti traffici in nero e debba essere colpito da tassazione al pari di un ricavo. Un esempio, riportato da Il Giornale, che ne dà notizia: "Alcuni professionisti che avevano prelevato in un anno 50mila euro, si sono visti abbuonati dall'accertatore 10mila euro (per spese di vita quotidiana non richiedenti giustificativo) e i restanti 40mila, invece, tassati come se fossero ricavo e dunque reddito".

Una follia che è durata fino a quando qualcuno ha ottenuto da una commissione tributaria volenterosa il rinvio alla Consulta, la quale, nel 2014, sentenziò si trattasse di norma incostituzionale in quanto ledeva il principio di ragionevolezza e di capacità contributiva.

Peccato che, adesso, tutto è come prima: nello schema di decreto di riforma delle sanzioni amministrative tributarie, infatti, è tornata la cosiddetta "tassa sui bancomat": in occasione di accertamenti bancari, chi non indica il beneficiario dei prelievi, riceverà una multa. Sempre dal 10 al 50 per cento dell'importo del prelievo.

Chiaramente non basterà segnarsi tutte le spese: bisognerà dimostrarle, provare di aver speso quei soldi in un certo modo, con data certa e rilievo fiscale. Magari con uno scontrino parlante. 

Peccato che non tutti gli esercizi lo emettano. Peccato che se qualcuno voglia donare 10 euro di mancia al cameriere, non possa più farlo. In pratica, non vi sarà alcun modo di rispettare la legge, con buona pace dei cittadini sottoposti a controlli. 






Fonte:articolotre

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