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lunedì 29 giugno 2015

Gli “strozzini” il vero ostacolo al salvataggio della Grecia.


di Paolo Ermani 

Stiamo assistendo ad una vera e propria tragedia greca di una politica fallimentare che vede Tsipras e il suo partito protagonisti nella missione impossibile di tirare fuori il paese da un baratro monetario quando si dovrebbe fare esattamente il contrario, cioè dare al denaro il minor peso possibile e concentrarsi invece su quelle che sono le maggiori risorse di un paese ricchissimo.

Dato che i debiti della Grecia sono anche effetto dello strozzinaggio delle banche e della politica della trojka, il governo greco dovrebbe rifiutare di pagarli in gran parte e, piuttosto che rimanere indebitati chiedendo l’elemosina in eterno, tentare un'altra strada, che tra l’altro aprirebbe un orizzonte nuovo per i prossimi paesi della lista, tra cui l’Italia. Tsipras sta cercando di fare ripartire il paese usando politiche simili ai suoi predecessori con qualche differenza dettata dal suo essere “di sinistra”, che poi significa favorire i ceti medio/bassi, tagliare il meno possibile la spesa pubblica, mettere qualche tassa in più ai ricchi e agli imprenditori, cercando di favorire la crescita. Le due politiche però sono in palese contraddizione dato che se stanghi chi investe cioè gli imprenditori, è chiaro che il paese molto difficilmente crescerà. E poi crescere per cosa? Per rilanciare i consumi che indebitano la gente? Per dare ancora ossigeno e aumentare i fondi per i ladrocini e la corruzione? Perché, invece di guardare all’Europa, non puntare alla vera speranza, alla vera risorsa, cioè la Grecia e i greci? Stiamo parlando di fantascienza e di argomenti di cui probabilmente Tsipras (che si illude pure di passare dalla padella europea alla brace cinese o russa) non sa nulla, ma proviamo lo stesso a suggerire soluzioni, chissà che succeda un miracolo.

Appena insediato Tsipras avrebbe dovuto proclamare un piano di emergenza interno per la reale salvezza del Paese. Puntare alla massima autonomia energetica e alimentare, ridurre tutte le spese e gli sprechi possibili e immaginabili, chiamare a raccolta esperti a livello mondiale in grado di supportare e consigliare il paese nel suo obiettivo di emanciparsi da finanza e strozzini europei. Denunciare la politica suicida della trojka e fare del paese un esperimento a livello globale di economia di sostentamento e salvaguardia ambientale. Tanto cosa hanno più da perdere i greci? Coinvolgere esperti di transition town, di tecnologie alternative, di energie rinnovabili, di risparmio energetico e idrico, di economia post crescita, di mobilità alternativa, di politiche zero rifiuti e coordinarli assieme ai colleghi greci studiando soluzioni per poi applicarle in ogni realtà del paese.


Partire quindi dall’aspetto più importante e cioè garantire ai greci la vera sopravvivenza che non è attingere ad un bancomat ma mangiare, quindi insegnare a tutti i principi di permacultura e agricoltura sinergica nominando ministro dell’agricoltura Panos Manikis. Orti e coltivazioni ovunque, allargando a tappeto le tecniche per l’autonomia alimentare in modo che si scongiuri il pericolo della fame, diminuendo la dipendenza dal denaro e da derrate alimentari che provengono dall’estero. Se i soldi sono il problema, più che dare sgravi, contributi o tagliare questo e quello, bisogna insegnare ai cittadini, ad esempio, come ridurre drasticamente i consumi di acqua ed energia ma non solo perché costretti dalla penuria ma per effettivo risparmio, conoscenza e consapevolezza. E’ la vecchia storia per cui non ha senso dare da mangiare a qualcuno che ha fame facendolo rimanere dipendente, occorre dargli i mezzi perché diventi autonomo. Si sottovaluta il fatto che un’amministrazione pubblica statale in teoria può arrivare a chiunque e potrebbe fare opera di informazione e formazione capillare ottenendo risultati efficaci in poco tempo anche con mezzi esigui. In questo modo si renderebbero maggiormente autonomi i cittadini stessi e più consapevoli delle loro possibilità. Impostare una politica di autonomia e indipendenza risveglierebbe anche forze e orgoglio dei Greci che ormai si sentono come i parassiti europei. Approfittando della crisi industriale si potrebbe puntare ad una industria più leggera e dare forti agevolazioni ma solo a ditte greche o estere che volessero investire e lavorare nel settore dell’efficienza e risparmio energetico, delle rinnovabili, della tutela ambientale, dell’ecoturismo, dell’agricoltura e alimentazione biologica. Ad esempio, l’ecoturismo di qualità offrirebbe a chiunque l’esperienza di un paese non solo bellissimo ma trampolino di lancio di una nuova era. Poi mobilitare e formare tutti gli abitanti sulle tematiche della riduzione degli sprechi, sulla resilienza, autosufficienza e introdurre queste come materie di studio in ogni scuola e università. Utilizzare le scarse risorse rimaste, in modo sensato e intelligente e non buttarle nel pozzo senza fondo del debito. Assistiamo infatti al paradosso per cui la Grecia, che potrebbe diventare largamente autonoma da un punto di vista energetico grazie all’abbondanza di sole e vento, che dal punto di vista agricolo ha potenzialità eccezionali e dal punto di vista turistico è una meta meravigliosa, si deve inginocchiare a paesi senza sole, senza risorse vere, senza bellezze naturali e artistiche, che importano quasi qualsiasi cibo e in caso di esaurimento delle fonti fossili durerebbero lo spazio di un mattino. C’è qualcosa che non quadra in questa schizofrenia dalla quale prima si esce e meglio sarà, per i Greci e per qualsiasi altro popolo che si ostina ancora a credere che l’unica forza, l’unica possibilità sia quella finanziaria e invece è il sintomo della debolezza e dipendenza più grande.

I greci in questa fase paradossalmente sono i più “fortunati” di tutti, hanno una crisi che li mette, loro malgrado, nelle condizioni di cambiamento reale e di emancipazione da un sistema che non ha alcun senso e futuro.





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