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sabato 23 maggio 2015

Le 80 persone più ricche del pianeta possiedono...tanto quanto la metà povera dell'umanità.


di Eric Zuesse

Il recente rapporto dell’Oxfam, “Ricchezza: avere tutto e volere di più”(link) contiene cifre sconcertanti che la stampa non ha  divulgato a sufficienza; così, le conclusioni e l’affidabilità delle sue fonti saranno discusse qui. I risultati saranno poi correlati al dibattito politico delle presidenziali americane 2016, che affronta il tema dell’uguaglianza e della disuguaglianza.
In primo luogo, i risultati:
1. Le 80 persone più ricche del pianeta possiedono tanto quanto la metà più povera dell’umanità.

2. Durante il periodo 2009-2014, la ricchezza delle 80 persone è raddoppiata, ma la ricchezza del  50%  della popolazione è leggermente diminuita.


Ora, le fonti:
Questi dati sono calcolati dalla rivista Forbes, per quanto riguarda gli individui più ricchi del mondo, e dal Credit Suisse Global Wealth Databook del 2014 (link), per quanto riguarda la distribuzione della ricchezza globale.
La fonte sugli 80 più ricchi:
Ci sono due liste di questo tipo, una di Forbes e l’altra di Bloomberg.. Le due liste generalmente corrispondono, ma a volte ci sono enormi differenze. Ad esempio, l’8 maggio 2015, Forbes mostra lo svedese Ingvar Kamprad, il proprietario di Ikea, all’ottavo posto con  43.1 miliardi di dollari, ma Bloomberg lo pone al 497esimo posto con  3.5 miliardi.
Inoltre, l’articolo del 2 marzo di Newsweek “Perché Putin non è nella lista dei Miliardari di Forbes”, riferisce che “Forbes esclude i membri delle famiglie reali e i dittatori arricchiti grazie alla loro posizione di potere.  Anche se descrive queste condizioni, la rivista ci offre una visione limitata del motivo esatto per cui Putin sia stato lasciato fuori. La portavoce di Forbes ha risposto a Newsweek: ‘Vladimir Putin non è nella lista, perché non siamo stati in grado di dimostrare i suoi possedimenti di  1 miliardo di dollari o più ‘ citando i criteri. La portavoce e il vice caporedattore Kerry Dolan non hanno chiarito se la rivista consideri Putin un dittatore, e l’abbia omesso  per questo motivo. Un giornalista che ha lavorato alla creazione della lista non ha risposto a richieste di commento. Quindi: famiglie reali, e “dittatori” sono entrambi esclusi.

Inoltre: Dolan ha aggiunto che la rivista tenta di ottenere la cooperazione dei componenti della lista ma “alcuni collaborano; altri no”.

Forbes stesso afferma che: “Noi non includiamo i membri delle famiglie reali e i dittatori arricchiti grazie alla loro posizione di potere, né includiamo reali che, spesso con famiglie numerose, amministrano le ricchezze della loro nazione. Questo significa che le ricche famiglie reali degli Emirati Arabi Uniti, l’Arabia Saudita e altri paesi del Golfo non sono eleggibili per la nostra classifica della ricchezza globale. (Questi monarchi, come Khalifa bin Zayed Al Nahyan, e il re saudita Abdullah bin Abdul Aziz Al Saud, appartengono alla nostra lista delle persone più potenti al mondo)”.
Di conseguenza, la classifica di Forbes è piuttosto inaffidabile; e, per di più, utilizza criteri  poco chiari.

Lasciando fuori della lista le famiglie reali esclude automaticamente i reali d’Inghilterra, Arabia Saudita e altri paesi, che potrebbero essere le persone più ricche del loro paese, se non le più ricche del mondo.
La classifica di Forbes è quindi inaffidabile, perché esclude automaticamente interi gruppi di persone,  molte delle quali  sono più ricche di qualsiasi altra presente sulla lista. Tuttavia, tutto ciò  significa che esisterebbero molte persone che sono ancora più ricche di quelle mostrate tra i primi 80 della lista di Forbes. Di conseguenza, la lista di Forbes sistematicamente sottostima la ricchezza delle persone che sono veramente le 80 più ricche. Le 80 persone più ricche al mondo, concettualmente, potrebbero formare una lista del tutto diversa. Forse possiedono molta più ricchezza della metà povera degli esseri umani. Ma quasi certamente non ne possiedono di meno. In ogni caso, ne possiedono almeno la stessa quantità.

La fonte sulla distribuzione della ricchezza globale:
La fonte utilizzata per calcolare la ricchezza personale in tutto il mondo e la sua distribuzione nazione per nazione, il Credit Suisse, è considerata dalla maggioranza come la più completa su questo tema. La sua squadra di ricerca è stata selezionata da Anthony Shorrocks, che è stato a lungo direttore del  World Institute for Development Economic Research, delle Nazioni Unite, il principale istituto di ricerca sulla distribuzione della ricchezza globale.
Tuttavia, ancora una volta, i dati disponibili escludono un sacco di persone in cima. Ad esempio, dal momento che i sauditi, altri reali e dittatori sono scomparsi anche dalla presunzione di essere eventualmente inseriti nella lista dei più ricchi, la distribuzione della ricchezza per molti arabi e altri paesi totalitari – e per le monarchie costituzionali, come la Norvegia, Paesi Bassi, Regno Unito, Marocco e la Giordania – si basa necessariamente su tante congetture. Di conseguenza, la disuguaglianza della ricchezza mondiale viene sistematicamente sottovalutata, anche dalla migliore fonte disponibile. Eppure, anche così, ciò che può essere stabilito pubblicamente riguardo alla disuguaglianza della ricchezza mondiale è sconcertante:

Il Credit Suisse Global Wealth Databook del 2014 presenta a pagina 98, una piramide della ricchezza globale, che indica che lo 0,7% più ricco del mondo (35 milioni di persone) possiede 115.900 miliardi di dollari, mentre il 99,3% più povero (4.665 milioni di persone) possiede 147.300 miliardi. Mostra anche che l’8,6% più ricco  possiede 224.500 (miliardi), mentre il 91,4% più povero solo 38.700 miliardi. (O, in altre parole:.  l’8,6% più ricco possiede una ricchezza 5,8 volte superiore al più povero 91,4%).

Di conseguenza, per far si che il trasferimento di ricchezza dai molti ai pochi prosegua,  i super-ricchi dovranno attingere alla ricchezza dei meno-ricchi, perché la percentuale di ricchezza dei non-ricchi – il 91,4% più povero – è solo il 17% della ricchezza mondiale totale, che non è molto; e, anche se tutto ciò dovesse andare all’8,6% più ricco, aumenterebbe i loro 224.500 miliardi di dollari correnti a  263.200 miliardi, un aumento del 17%. Tuttavia, dal 2009 ad oggi, la ricchezza dei più ricchi 80 esseri umani in realtà è più che raddoppiata; così, anche un aumento del 17% sarebbe molto inferiore a quello a cui gli 80 più ricchi sono abituati  – specialmente su un periodo di tempo pluriennale come il 2009-2014. Quelle 80 persone si sentirebbero imbrogliate.

Questo è il motivo per cui gli 80 più ricchi dovranno attingere, in futuro, soprattutto dall’8,6% più ricco. Wall Street e altri importanti centri finanziari sono forse nella posizione migliore per raggiungere questo obiettivo.

Il Credit Suisse Global Wealth Databook del 2014 mostra, a pagina 124, la sua classificazione dei paesi in base all’uguaglianza-diseguaglianza, e applica a questo scopo una metodologia che riduce al minimo le influenze distorsive qui menzionate. Ecco la loro lista:
Come risulta, gli Stati Uniti sono presenti nella categoria più alta delle diseguaglianze; e, quindi, non esiste ragionevole dubbio  che la disuguaglianza sia ancora più estrema qui che nella maggior parte dei paesi del mondo.
Il presidente americano Barack Obama e i suoi consiglieri economici hanno affrontato questo problema pensando che quello che deve essere  aggiustato negli Stati Uniti non sia la disuguaglianza economica in sé, ma invece la disuguaglianza di opportunità economiche – come se quest’ultima non dipendesse dalla prima. E’ impossibile aumentare la parità di opportunità economiche, a meno che l’uguaglianza economica aumenti. I politici americani mentono spudoratamente, perché sono finanziati – in entrambe le parti – dai super-ricchi. L’unica differenza tra le due parti è che i repubblicani mentono dicendo che l’estrema disuguaglianza economica  dell’America sia accettabile e che l’azione di governo per ridurla abbia solamente aumentato la disuguaglianza di opportunità economiche – cosa che presuppone in conclusione, che il governo non abbia nessun ruolo costruttivo da giocare in questa faccenda. Sono tutti mistificatori. Ma il pubblico americano percepisce questo, anche se solo vagamente. Sente che il problema è reale, ma non sa che  l’approccio del Partito Democratico per risolverlo, da quando Bill Clinton è diventato presidente nel 1993, è di per sé fraudolento ed usato per svendersi ai super-ricchi.

Il dibattito politico risultante negli Stati Uniti:
Il 4 maggio, Gallup pubblica in prima pagina “Gli americani continuano a sostenere che la distribuzione della ricchezza degli Stati Uniti sia ingiusta” (link), e riferisce che alla domanda: “Pensi che la distribuzione di denaro e ricchezza in questo paese oggi sia giusta?” Il 63% risponde no, mentre nel 1985 il 60% rispondeva no a questa stessa domanda. La percentuale più alta  di no è stata del 68% poco prima del crollo del 2008, e la più bassa è stata del 58% subito il crollo.
Tra il 56% e il 34% dei repubblicani in questo momento sta dicendo che la distribuzione della ricchezza sia giusta. Tra l’86% e il 12% dei democratici dice che non lo sia. (Tra la popolazione generale, il 63% afferma che sia ingiusta, e il 31%  che sia giusta. Questo è un margine di due contro uno.)  Più una persona era povera, nell’indagine di Gallup, più probabile era che rispondesse “ingiusto”. Più una persona era ricca,  più probabile che rispondesse ” giusto”. In altre parole: solo nella parte alta del mondo finanziario è diffusa la convinzione che la distribuzione della ricchezza esistente sia “giusta”. Tuttavia, i repubblicani, di qualsiasi ceto, pensano che sia “giusto”: praticamente tutti i repubblicani sono d’accordo con i più ricchi sull’equità della distribuzione della ricchezza, e praticamente tutti i non-repubblicani non sono d’accordo. (L’unico problema per i non-repubblicani è quello di trovare una soluzione).
L’unico candidato alle presidenziali degli Stati Uniti che si focalizza e si schiera nettamente, con chi ritiene “ingiusto” questo problema (che, come detto prima, Gallup ritiene sia due persone contro una) è Bernie Sanders,  in corsa con il partito Democratico. A differenza di Obama e Clinton, riconosce questo problema come essenziale, e ritiene disonesto il paragone con la “parità di opportunità economica”. Tutti gli altri candidati stanno raccogliendo fondi per la loro campagna elettorale dall’ 1% della punta della piramide della ricchezza americana, che sono proprio le persone che più credono che l’attuale distribuzione sia giusta. I candidati stanno raccogliendo fondi dalle poche persone che possiedono quasi tutto quello che c’è da possedere, e che hanno più da perdere. Il senatore Sanders sta invece raccogliendo fondi dalle molte persone che possiedono quasi nulla. Mentre gli altri hanno bisogno di servire i ricchi, Sanders ha bisogno di eseguire un’autentica campagna popolare, che possa sconfiggere meglio gli avversari finanziati, o altrimenti non avrà alcuna reale possibilità di vincere.

Questa situazione è chiamata ‘democrazia’ negli Stati Uniti, ma altri termini vengono usati  in altri paesi. L’unico studio scientifico fatto sulla questione se gli Stati Uniti siano una democrazia o meno, ha scoperto che sicuramente non lo sono. Per definirli così, un profondo cambiamento sarebbe necessario. Tuttavia, i più ricchi devono convincere il pubblico americano che la nazione sia già una democrazia, perché, altrimenti, il pubblico  non continuerà ad accettare il dominio da parte dei super-ricchi – ovvero le persone che finanziano quasi tutti i principali uomini politici e che beneficiano della corrente dittatura. Questo sì che porterebbe il pubblico a votare contro qualsiasi candidato che riceva la maggior parte del suo sostegno finanziario dai super-ricchi, che è quasi la maggioranza dei candidati. Quindi: l’unico modo possibile per superare la propensione del pubblico a votare contro gli interessi dei ricchi è quello di distrarlo dall’intera questione, con celebrità e altre distrazioni.
Di conseguenza, c’è da aspettarsi che, alle presidenziali del 2016, i candidati più finanziati saranno sostenuti da pubblicità e problemi che distraggono e ingannano, invece di informare o educare il pubblico. Sarà una gara tra bugie ben finanziate, e verità mal finanziate. Forse per il giorno delle elezioni, le verità mal finanziate saranno state completamente sovrastate. Questo comporterebbe un futuro infernale per gli Stati Uniti.

Le presidenziali del 2016 avranno una grande importanza storica: se il movimento verso la democrazia non dovesse vincere nel 2016,  la sua possibilità di successo, in futuro sarà praticamente nulla ( dato che la direzione attuale è verso un aumento della dittatura dei super-ricchi). Le elezioni 2016 saranno una questione di vita o di morte per il futuro della democrazia negli Stati Uniti, un evento di estrema importanza. Se i poveri venissero fuori con numeri da record alle primarie democratiche e se Sanders vincesse nelle elezioni finali, la disuguaglianza  economica negli Stati Uniti potrebbe essere ridotta e aumenterebbe la parità di opportunità economica,  così il futuro per gli Stati Uniti sarebbe migliore. In caso contrario, il futuro dell’America potrebbe essere triste, a prescindere da quanto  viva bene l’0,1% .
L’America ha un problema enorme; e, se verrà ignorato nel 2016, come è stato ignorato da quando Ronald Reagan ha vinto la Casa Bianca nel 1980, allora l’America, quasi certamente, cadrà a spirale verso l’inferno.
Il problema è reale; deve essere affrontato. Ora, o mai più. Questa è la scelta del 2016, per gli americani e, forse, per il resto del mondo, e per  il futuro dell’umanità. Questo è ciò che è in gioco, nelle elezioni del 2016 negli Stati Uniti. I dati lo rendono chiaro.


Eric Zuesse è uno storico di indagine e un autore. I suoi lavori più recenti sono “Non sono nemmeno simili: i documenti economici dei Democratici contro quelli dei Repubblicani, 1910-2010″ e “I ventriloqui di Cristo: l’evento che ha creato il cristianesimo”.




Fonte:dissidentvoice.org
Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di KOKO


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