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mercoledì 20 maggio 2015

La grande rinuncia di Mattarella.


di Claudio Messora


Apprendiamo da giornali come il Corriere della Sera del taglio del trattamento economico di Sergio Mattarella. Ecco il titolo: “Dallo stipendio di Mattarella sottratta la pensione da docente“.  Oh poer Crist!, direbbe Iannacci. Sottotitolo: «Il presidente avrebbe diritto a un vitalizio per il suo lavoro universitario, ma vi ha rinunciato per il divieto di cumulo tra retribuzione e pensioni della P.A.». Aspetta. aspetta.. C’è qualcosa in questa frase che non torna. Cos’è?


Dunque, Mattarella ha diritto a un vitalizio, ma “vi ha rinunciato” per il “divieto di cumulo“. Ma… se il cumulo è vietato, allora… perché dicono che Mattarella ci rinuncia? Forse lo ha fatto senza esserci tenuto? Forse cioè il Presidente della Repubblica non rientra nella Pubblica Amministrazione?

Dunque, vediamo. La legge 27 dicembre 2013, n. 147, all’articolo 1 comma 489, stabilisce che i trattamenti economici omnicomprensivi per le amministraioni pubbliche non possano superare il limite stabilito dal Salva Italia di Monti, il quale all’articolo 23 ter dice che in tutto non si possono prendere più di 311.000 euro lordi, cioè lo stipendio del primo Presidente della Cassazione. Ma cosa si definisce Pubblica Amministrazione? La stessa legge di cui sopra dice che a stabilirlo è l’elenco dell’Istat, che al suo interno comprende le “l’amministrazione dello Stato in senso stretto (i ministeri) e gli organi costituzionali“.

E qui si fa interessante. Quali sono gli organi costituzionali? Tra loro, ecco spuntare il Presidente della Repubblica. Certo, la legge 27 dicembre 2013 aggiunge che “gli organi costituzionali applicano i principi di cui al presente comma nel rispetto dei propri ordinamenti“, ma qui non parliamo della Presidenza della Repubblica, con tutti i suoi uffici e i suoi dipendenti, bensì di un uomo solo. E’ difficile pensare che Sergio Mattarella, equiparato dall’Istat a una Amministrazione Pubblica, possa avere un ordinamento tutto suo che lo salva dal tetto del trattamento economico.

E infatti, giustamente, Mattarella ha rinunciato alla pensione da professore. Ma ha proprio “rinunciato” o ci è stato costretto? Vediamo un po': lo stipendio da Presidente della Repubblica vale quasi 239.000 euro all’anno. Il vitalizio da professore universitario (assistente e poi docente di diritto parlamentare a Palermo dal 1965 al 1983) vale circa 80.000 euro l’anno. Se facciamo la somma, sforiamo i 311.000 euro di cui sopra. Voilà!

Perfetto. Ora è più chiaro: 1) c’è una legge; 2) secondo questa legge Mattarella non ha diritto al vitalizio; 3) Mattarella, nel rispetto della legge, rinuncia al vitalizio. Il tutto, come sottolinea la stessa lettera del Quirinale al Giornale (da cui è tratto l’articolo del Corriere), avviene “naturalmente”: “Naturalmente questo divieto è stato applicato anzitutto al presidente“.

Ma allora perché il Corriere titola che il Presidente della Repubblica “rinuncia” al vitalizio? Non è come attribuire alla volpe la volontà di rinunciare all’uva? Perché vuole farlo apparire più buono di quanto non sia, come se stesse facendo qualcosa che poteva anche non fare?

Immaginatevi se, per par condicio, anche i titoli delle altre notizie fossero stati scritti con lo stesso stile. Già me li vedo: “Totò Riina rinuncia alla sua libertà personale in favore del 41-bis“, “Attaccante rinuncia a fare gol con la mano per il divieto delle regole del calcio“, “Presidente del Consiglio rinuncia a fare gli interessi del suo Paese per rispettare le richieste della Germania“.

Vi lascio un compito: di questi tre lanci, trovate l’unico che in effetti potrebbe avere un senso.

Link: https://www.youtube.com/watch?v=sA4kgNatO3M


Fonte:byoblu.com




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