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domenica 29 marzo 2015

#Sprecare cibo=rubare futuro.

di Domenico Garreffa

Nel fare la spesa mi è sorta una riflessione: che fine fanno gli alimenti in fase di scadenza, ancora perfettamente commestibili ma che per legge devono essere tolti dagli scaffali?
Nel posto meno indicato ,nei cassonetti dei rifiuti.
Questo avviene un paio di giorni prima della data di scadenza, un tempo che sarebbe sufficiente a distribuire questo cibo alle persone bisognose.


Ma la colpa non è solamente dei supermercati, ma anche di una cultura radicata da parte dei consumatori. Infatti troppe volte i clienti preferiscono acquistare prodotti a lunga scadenza, lasciando quelli che hanno una durata inferiore sugli scaffali, perché li considerano come prodotti inferiori.
Purtroppo, questo cibo sarà destinato a finire nella spazzatura senza essere consumato.

Le necessità individuali sono svariate, chi fa spesa per tutto il mese, chi fa spesa quotidianamente, ed anche nel domestico lo spreco pone cifre esorbitanti.
                                      (clicca sull'immagine per ingrandire)

Il  problema maggiore dello spreco  ricade nei centri di distribuzione mense e ristoranti, mercati e supermercati.
Manca una legge che obblighi tali esercizi di ristorazione, e di distribuzione a dedicare obbligatoriamente cibi deperibili (magari potendone scaricare l'Iva) ad associazioni, mense dei poveri, orfanotrofi, case famiglia, canili e allevamenti, centri faunistici, sedi della protezione civile, e altre strutture che consumerebbero, in piena sicurezza igienico-sanitaria, questi prodotti.
Non solo verrebbero aiutate associazioni che sostengono i bisognosi, ma anche chi economicamente spreca energia del pianeta, dal coltivatore al confezionatore, dal trasportatore allo smaltimento di tonnellate di prodotti alimentari invenduti.
                                        (clicca sull'immagine per ingrandire)
I progetti non mancano, manca il senso solidale per ampliare questa cultura, per renderla attuale e coerente con le necessità del pianeta e dei suoi abitanti.

Alcune associazioni che offrono delle soluzioni da proporre al Sindaco del nostro comune:

QUIfoundation, (link Qui) Nata nel 2008 a Genova per iniziativa di Gregorio Fogliani, la onlus opera nell'ambito socio-umanitario dell'assistenza sociale, socio-sanitaria e della beneficenza con l'obiettivo di sostenere e intraprendere iniziative solidali dedicate ai senzatetto, agli anziani non autosufficienti, così come le famiglie più colpite dalla recente crisi economica.
http://www.quifoundation.it/

Link: https://www.youtube.com/watch?v=cvJaUE0N8_k



Last Minute Market, (link Qui)  un sistema fondato da Andrea Segrè nel 1998, docente all’Università di Bologna, che si occupa di recuperare quasi il 95% di cibo ancora perfettamente commestibile.


Link: https://www.youtube.com/watch?v=vQmSX7BO-VU

E' molte altre sono le associazioni che dal nostro spreco ricavano risorse, informiamo i nostri comuni ad interagire per ridurre questo sperpero, di vite e di risorse.

Naturalmente i primi ad interagire dobbiamo essere noi, partendo dal domestico, ancora oggi ogni cittadino italiano butta nella spazzatura 76 chili di prodotti alimentari ogni anno. (secondo un’indagine della Coldiretti 2014) A livello mondiale un terzo del cibo prodotto viene sprecato per un totale di 1,3 miliardi di tonnellate (dati Fao) che sarebbero ampiamente sufficienti a sfamare 800 milioni di persone che oggi soffrono di fame. Di cui 165 milioni sono bambini.
                                                                   (fonte: tasc.it )
Oggi lo spreco di cibo non è più una questione di solidarietà, ma ben più uno spreco di risorse: il dispendio di cibo deturpa le risorse idriche, incide sul clima, avvilisce la terra. Ogni anno il cibo prodotto, ma non consumato, sperpera un volume di acqua pari al flusso annuo di un fiume come il Volga; utilizza 1,4 miliardi di ettari di terreno e lo avvilisce, perché la coltura intensiva diminuisce la fertilità e induce a utilizzare fertilizzanti. E questo si ripercuote sull’aria che respiriamo, responsabile della produzione di 3,3 miliardi di gas serra.

E' sufficiente dare valore alla nostra digestione, per rivolgere l'interesse al futuro della nostra Terra. 





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