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venerdì 2 gennaio 2015

Ricordati di santificare il profitto.

Aperture domenicali e festive e conseguenze sulla vita dei lavoratori.

Una volta si chiamavano feste comandate. Le domeniche, innanzitutto. E poi Natale, Pasqua. E poi quelle strappate con la lotta, il 1° Maggio, 25 Aprile… Ma il capitalismo conosce un unico comandamento: sacrifica qualunque cosa, preferibilmente i lavoratori, sull'altare del profitto. 
Era il giorno di riposo per eccellenza, quello in cui andare a fare visita ai parenti oppure passare la giornata sul divano a guardare vecchi film o partite di calcio. Ma non è più così. Sono sempre di più, infatti, gli europei che lavorano la domenica.


Un po' di storia

Quella della liberalizzazione degli orari di apertura degli esercizi commerciali è una storia che va avanti da quasi vent'anni. Nel 1995 un referendum popolare boccia con il 62% dei voti la prima proposta di liberalizzazione. Nel 1998 ci riprova Bersani, ministro dell'allora Governo Prodi di centro-"sinistra", con il decreto che porta il suo nome, il quale prevede (in barba all'esito del referendum di soli tre anni prima) che gli esercizi commerciali possano restare aperti tutti i giorni della settimana per un massimo di tredici ore. Le domeniche sono ancora quasi escluse dalla liberalizzazione: pur conferendo poteri di deroga ai comuni, le aperture domenicali sono previste solo per le domeniche del mese di dicembre e per altre otto domeniche nei restanti mesi dell'anno. Le cose peggiorano nel 2001: con la riforma del titolo V della Costituzione la competenza in materia passa alle Regioni, che fanno largo uso dei poteri di deroga previsti dal decreto Bersani.
il governo Monti, nel 2011, con il decreto "Salva Italia"(in vigore dal gennaio 2012), prevede tra le altre cose, la completa liberalizzazione degli orari di apertura:
Negozi e centri commerciali hanno la possibilità di restare aperti 24 ore su 24.

Cos'è cambiato nel commercio

Le aperture domenicali e festive avrebbero dovuto dare nuovo slancio al commercio, far aumentare i consumi, creare nuovi posti di lavoro. Niente di tutto ciò è accaduto. Secondo le stime di Confesercenti, complice la crisi che ancora morde le famiglie, i consumi sarebbero calati del 4,3% nel 2012, dato al quale andrebbe ad aggiungersi un -2% previsto per quest'anno. Tra l'inizio del 2012 e i primi sei mesi del 2013 sarebbero scomparsi quasi 32.000 esercizi di commercio al dettaglio e 90.000 posti di lavoro; 500.000 locali commerciali sarebbero rimasti sfitti, con una perdita di 62 miliardi di euro di affitti non percepiti e 6,2 miliardi di euro di gettito fiscale andato in fumo (più di quanto si è racimolato nelle tasche della povera gente con l'aumento dell' IVA).

Diverso sembra essere il discorso per i grandi nomi della Grande Distribuzione Organizzata (GDO) : la capacità di competere al ribasso sui prezzi dei prodotti e la possibilità di restare aperti nei giorni festivi hanno sicuramente favorito i grossi centri commerciali. Ma come sono cambiate le condizioni dei lavoratori?

La parola d'ordine che si materializza agli occhi dei lavoratori della grande distribuzione è una sola: flessibilità. Circa 2 milioni di occupati, la maggior parte dei quali donne (circa l'80%) e con contratti part-time. La flessibilità di orario è assecondata dal lavoratore, nella speranza di arrivare a firmare un contratto a tempo indeterminato.

La liberalizzazione degli orari e le aperture nei giorni festivi hanno inferto un altro duro colpo alla qualità del tempo di lavoro e di vita di quanti lavorano nella GDO. In nome della flessibilità, i turni vengono fissati settimana per settimana, a volte il giorno prima per il giorno dopo. In più si tratta spesso di turni spezzati, che prevedono qualche ora a metà mattinata e altre ore nel pomeriggio, con una pausa che magari non basta nemmeno per fare il tragitto di andata e ritorno dal lavoro a casa, figuriamoci per fare una visita medica o semplicemente per andare a mangiare un gelato con i propri figli.
Ancora, molto frequentemente si chiede alle lavoratrici di fermarsi oltre l'orario di lavoro, coprendo anche mansioni che non sarebbero previste dal loro inquadramento (come il carico/scarico o le pulizie).
Si inserisce nei nuovi contratti l'obbligo di sorridere ai clienti, come previsto dalla nuova proposta contrattuale di Coop Estense, la quale vincola il percepimento del salario accessorio al soddisfacimento dei criteri contenuti in una scheda di valutazione che misura anche, appunto, quanto si sorride.
E come fai a sorridere quando lavori a queste condizioni? Come fai a sorridere quando da anni non sai cosa significa passare una domenica a casa o fare una vacanza? 

Le aperture domenicali e festive si erano portate dietro la promessa di nuovi posti di lavoro. In realtà in molti casi si è proceduto nell'incentivare alla chiusura di piccole attività, e con esse la perdita dell'artigianato.
Il tutto ricadendo e peggiorando la qualità della vita per i dipendenti dei grandi centri commerciali.

Cosa succede negli altri paesi europei?

In Gran Bretagna nei giorni feriali non ci sono limitazioni di orari, nei festivi si diversifica fra negozi piccoli e grandi: orario libero per quelli con superficie minore di 280 metri quadrati, solo dalle 10 alle 18 gli altri. In Spagna e Germania vige la chiusura domenicale con deroghe, lo stesso vale per Olanda e Belgio. 
Se si guarda all'Europa, nessun paese europeo ha le aperture domenicali come le nostre, sono tutte regolarizzate come era prima anche in Italia, caso limite la Svezia che lascia sempre la possibilità di tenere aperto dalle 5 della mattina a mezzanotte.


Auspicabile un rinnovo di legge che tenga in reale considerazione gli interessi delle categorie coinvolte, e in particolare dei lavoratori. 
Il fatto che ci siano moltissime categorie di lavoratori che lavorano alla domenica è scontato, ma sono categorie di lavori utili per il prossimo ( polizia, trasporto pubblico, medici, ecc. ). Ci sono poi i dipendenti dei parchi, cinema, ristoranti e tutti quei lavori dove c'è il dilettevole per il prossimo. Andare al Centro Commerciale di domenica non è utile e nemmeno dilettevole.
Dimenticando che tenere aperto la domenica costa, e il maggior costo ricade sul prodotto che si compra.





Tratto da :clashcityworkers.org

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