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giovedì 20 novembre 2014

Tagliano le pensioni, salvano quelle d’oro e ancora non c’è rivolta?


di Mafalda Sassolungo

Se le pensioni dei poveri cristi saranno trascinate giù dal Pil negativo (-0,3% quest’anno), per effetto dell’applicazione del metodo contributivo e della rivalutazione dei montanti adottati con la famigerata riforma Fornero (Legge 214/2011), quelle d’oro, invece, saliranno senza limiti. E’ questa infatti l’ennesima porcata ereditata – e mai cancellata dai governi successivi – dall’ex ministro “boia” del lavoro onesto Elsa Fornero. Quando pianse in aula quel famigerato giorno ci si poteva aspettare che quelle lacrime fossero di dolore per una riforma tanto impopolare, ma che addirittura fossero lacrime per l’autentica discriminazione sociale che si stava mettendo in atto, questo era davvero troppo da immaginare.


Esposto del Codacons sui privilegi delle pensioni d’oro

E invece… Dalla legge scompare una clausola, guarda caso proprio quella che metteva un tetto ai superpensionati. La denuncia arriva dal Codacons, ma c’è da scommetterci che finirà come polvere e sporco sotto il tappeto del governo Renzi. L’associazione dei consumatori, nei giorni scorsi ha presentato un esposto alla Procura di Roma, alla Corte dei Conti e al Tribunale dei Ministri, chiedendo di fare chiarezza sul mistero della sparizione della “clausola di salvaguardia” contenuta nella legge 214 del 2011.
“Con tale norma, voluta dall’allora Ministro del lavoro Elsa Fornero, veniva fissato un tetto alle pensioni più ricche – spiega l’associazione – All’art. 24 infatti si stabiliva che, a partire dall’1 gennaio 2012, i lavoratori che pur avendo raggiunto i 40 anni di anzianità decidevano di rimanere in servizio fino ai 70 o ai 75 anni, avrebbero percepito una pensione non superiore all’80% del valore dell’ultimo stipendio. Tale clausola, che di fatto poneva un limite all’importo delle pensioni erogate dall’Inps, è però misteriosamente sparita, con la conseguenza che ora circa 160.000 lavoratori che hanno già raggiunto i 40 anni di anzianità possono contare su un incremento progressivo della pensione, il cui importo sarà addirittura superiore a quello dell’ultimo stipendio percepito. Un danno per la collettività stimato in 2,6 miliardi di euro in 10 anni”. Il Codacons ha dunque chiesto alla Procura di Roma, alla Corte dei Conti e al Tribunale dei Ministri di aprire una indagine per accertare la causa della cancellazione di tale norma dalla legge 214 del 2011, e verificare la sussistenza di fattispecie penalmente rilevanti con particolare riguardo allo sperpero di risorse pubbliche a danno della collettività.

Pensioni “normali” sempre più giù

Ma quel che è peggio, è che a dispetto dei superpensionati d’oro, garantiti dal Governo, le pensioni “normali”, subiranno invece una svalutazione. Il metodo contributivo entrato in vigore nel 2012, lega infatti l’ammontare della pensione al totale di contributi versati durante la vita lavorativa, in più l’assegno pensionistico si calcola sulla base del tasso di capitalizzazione. La rivalutazione dei montanti contributivi viene calcolata alla fine dell’anno in rapporto al Prodotto Interno Lordo (PIL) valutato sulla base dei dati ISTAT degli ultimi cinque anni. Per arrivare all’importo definitivo della pensione, il tutto deve poi essere moltiplicato per il coefficiente di trasformazione, che dipende invece dalle aspettative di vita. Insomma, il calcolo non è facile, ma i dati del Pil degli ultimi cinque anni – grazie alla recessione – non lasciano spazio a dubbi. Dal 2009 ad oggi, infatti, si è assistito a cinque anni di crisi economica, il tasso di capitalizzazione ha assunto così un valore negativo di -0,1927%, andando a causare una pesante svalutazione delle pensioni che non migliorerà di molto nei prossimi anni, viste le previsioni sul PIL: +0,5% nel 2015 e +1% nel 2016. Una situazione decisamente dura per i pensionati, il cui potere d’acquisto dal 2009 è crollato del -4%.

Pensioni d’oro sempre più su


La stessa cosa però non si può dire per le pensioni d’oro, che invece, grazie alla norma scomparsa, non avranno limiti di sorta. La Legge 214/2011 prevedeva infatti che dal 1° gennaio 2012 i nuovi contributi dei dipendenti per i quali il calcolo della pensione fosse stato effettuato tutto col vecchio sistema retributivo, perché avevano già più di 18 anni di anzianità al momento della Riforma delle Pensioni Dini del 1995, dovevano essere calcolati con il sistema contributivo. Si calcolano vitalizi superiori anche all’ultima busta paga del 115%. Grazie Elsa. Grazie Letta, grazie Renzi. Ma quando ci sarà rivolta vera in questo dannato Paese?


Fonte: Lindipendenzanuova.com





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