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lunedì 10 novembre 2014

Pensioni più basse. L'ultimo regalo della casta dei parassiti.


Pensioni, il tasso di capitalizzazione del montante è negativo: ecco quanto ci perderemo

Le pensioni di domani a rischio sforbiciata. A renderlo noto è il documento inviato dal Ministero del Lavoro al Dicastero dell’Economia, Istat e casse di previdenza. Secondo il Sole 24 Ore, il calo del Pil degli ultimi cinque anni (sempre giù) renderà inevitabile nel 2015 il crollo del tasso di capitalizzazione dei montanti contributivi, per la prima volta negativo (a -0,1927) dall’anno della riforma Dini, nel 1995.


Gli esempi pratici: quanto si perde - Questo significa, di fatto, che i contributi versati negli anni lavorativi precedenti non aumenteranno più ma anzi diminuiranno. Esempi pratici: se ho versato 10mila euro, me ne ritroverò effettivi 9.980,73. Allo stesso modo, se il montante è di 50mila euro si ridurrà di 96,35 euro, scendendo a 49.903,65 euro. Con un montante di 150mila euro, il taglio sarà di 289,05 euro. Una piccola stangata non così piccola se si pensa che al taglio del montante dovuto al calo del Pil, tra l’altro, si aggiunge l’inasprimento fiscale sulla previdenza integrativa già deciso dal governo. 


Come funziona il “montante contributivo” - L’applicazione del tasso negativo riguarda tutti, non solo chi ha iniziato a lavorare (e accantonare contributi) dopo il 1995, dal momento che la riforma Monti-Fornero del 2011 ha fissato l’obbligo di passaggio al metodo contributivo anche per chi lavora da prima della riforma Dini. Il meccanismo del “montante” è semplice: alla base imponibile si applica l’aliquota di computo legata al Pil e il risultato ottenuto si rivaluta ogni 31 dicembre, escludendo però la contribuzione dello stesso anno. In altre parole, il montante è quello al 31 dicembre dell’anno precedente. Nel caso del 2014, per calcolare il montante contributivo si deve rivalutare il montante accumulato al 31 dicembre 2013 con la nuova aliquota (negativa, dunque riducendolo) e aggiungervi i contributi versati nel 2013. Stesso procedimento l’anno successivo. Alcune casse autonome, però, stanno cercando di evitare l’impatto negativo del calo del tasso di capitalizzazione. Enpacl (consulenti del lavoro) e Inarcassa (ingegneri) hanno chiesto ai ministeri di utilizzare un altro tasso di rivalutazione, agganciando la rivalutazione al gettito contributivo complessivo della categoria e non appunto al Pil. Anche l’Enpap (psicologi) sta studiando la stessa opzione, per garantire agli iscritti un tasso di rendimento minimo dell’1,5 per cento.




Fonte: ilgrandecocomero.com


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