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venerdì 7 novembre 2014

Ecosistema Urbano 2014: vivere in Italia è un dramma!



Dati critici emersi dal nuovo rapporto sull’Ecosistema Urbano 2014.

Un ecosistema urbano può essere definito come l’ambiente in cui l’uomo interagisce con le varie componenti sia di tipo biotico (piante e animali) che abiotico (luce, terra, suolo e sottosuolo, rocce, acqua, aria, l’insieme dei fattori climatici etc.).
L’ecosistema urbano, con la quale si intendono le città, può essere considerato un ecosistema transitorio, poichè non basta l’attività antropica dell’uomo per raggiungere una situazione di stabilità.
Ad analizzare attentamente l’ecosistema urbano del nostro Paese è l’associazione ambientalista Legambiente, che nella ventunesima edizione di “Ecosistema Urbano 2014” ha stilato un rapporto sulle condizioni di vivibilità ambientale dei capoluoghi di provincia italiani.


Il rapporto è stato realizzato in collaborazione con Ambiente Italia e Il Sole 24 Ore.
Com’è dunque la nostra situazione? A dir poco tragica. Inquinamento atmosferico a livelli d’emergenza e tasso di motorizzazione in crescita, gestione dei rifiuti altalenante e trasporto pubblico in crisi. Questo per farla molto in breve.


Queste le dichiarazioni drammatiche di Legambiente: “L’insieme dei dati ci dice, ancora una volta, che le città italiane vanno a tre velocità: sono lente, lentissime e statiche”.
La situazione delle città che si collocano in cima alla classifica

Le prime cinque città che si piazzano nei primi posti della classifica (le migliori, quindi) sono Verbania, Belluno, Bolzano, Trento e Pordenone, ma, nonostante la posizione non possiamo dire che se la passino bene. E questo ci dimostra quanto tragica sia la situazione in Italia.
Per esempio, Trento ha valori eccessivi di biossido di azoto; Verbania e Belluno perdono un terzo dell’acqua immessa in rete; Pordenone depura poco più della metà dei suoi scarichi fognari.
Queste città, però, se la passano meglio su altri fronti.
Verbania, per esempio, colleziona buone performance negli indicatori più significativi, a cominciare da quelli sull’inquinamento atmosferico.
Belluno presenta buoni risultati negli indici legati all’inquinamento atmosferico, ai rifiuti e a parte della mobilità.
Bolzano, invece, seconda assoluta nella classifica dedicata alle polveri sottili, balza dal 46% di raccolta della scorsa edizione all’attuale 54,8%.

Trento presenta invece un basso indice di polveri sottili e un buon binomio totale di rifiuti raccolti-percentuale di raccolta differenziata.

La situazione delle città che si collocano in coda alla classifica

Se la situazione delle città che dovrebbero essere al “top” è questa, cosa dovremmo dire allora di quelle città che si piazzano invece in fondo alla classifica? Non è difficile immaginarlo. Tra queste si collocano Agrigento e Isernia, Crotone e Messina, Catanzaro e Reggio Calabria.

Basti pensare che a Crotone la motorizzazione raggiunge livelli esilaranti: lo dimostra il fatto che sono appena 3 i viaggi l’anno effettuati dagli abitanti sugli autobus, e che sono 0,02 i metri quadrati di superficie pedonale a disposizione di ogni residente. Per non parlare della raccolta differenziata: solo il 16,6% dei rifiuti sono raccolti in modo differenziato.

Ancor peggio Isernia, che dichiara l’8,0% di rifiuti raccolti in maniera differenziata, mentre 71 su 100 possiede un’automobile. Inutile, poi, parlare di strade destinate ai ciclisti o pannelli solari, completamente assenti.

L’analisi delle città

Per l’analisi dei 104 capoluoghi di provincia italiani sono stati selezionati 108 indicatori: tre indici sulla qualità dell’aria (concentrazioni di polveri sottili, biossido di azoto e ozono), tre sulla gestione delle acque (consumi, dispersione della rete e depurazione), due sui rifiuti (produzione e raccolta differenziata), due sul trasporto pubblico (il primo sull’offerta, il secondo sull’uso che ne fa la popolazione), cinque sulla mobilità (tasso di motorizzazione auto e moto, modale share, indice di ciclabilità e isole pedonali), uno sull’incidentalità stradale, due sull’energia (consumi e diffusione rinnovabili).
Quattro indicatori su diciotto selezionati per la classifica finale (tasso di motorizzazione auto, tasso di motorizzazione moto, incidenti stradali e consumi energetici domestici) utilizzano dati pubblicati da Istat.


Inquinamento atmosferico


L’inquinamento atmosferico resta ancora a livelli di emergenza. In particolare, aumentano le situazioni critiche nei comuni più grandi, quali Trieste, Milano, Torino e Roma. Le politiche urbane sulla mobilità, uno tra i principali fattori di pressione sulla qualità dell’aria, non sembrano ancora portare i risultati sperati.

Insomma, i dati parlano chiaro: la motorizzazione continua ad essere in leggero aumento e gli spostamenti in auto e moto prevalicano di gran lunga quelli a piedi e in bici, integrati con trasporto pubblico efficente. Insomma, la mobilità sostenibile sembra essere ancora molto lontana.

I rifiuti


Anche sul fronte rifiuti le cose non vanno affatto bene. Nel 2013, infatti, la produzione pro capite scende a una media di 541 kg/abitante (-3,4% rispetto all’anno precedente), mentre la raccolta differenziata arriva al 40,8% (+3,9%).
Da dire, però, che per quanto riguarda la raccolta differenziata la situazione è abbastanza contrastante: in alcune città, infatti, non si raggiunge nemmeno quell’obiettivo del 35% previsto per il 2006, mentre in altre si supera abbondantemente il 50%.

Dispersione di acqua


Quello della dispersione dell’acqua è un altro problema da non sottovalutare. Ma anche in questo caso ci troviamo in una situazione non omogenea: se in alcune città, come Foggia, lo spreco di acqua è dell’8%, in altre, come Cosenza, la dispersione arriva al 77%.
Nel complesso, in 52 città più del 30% dell’acqua immessa nella rete viene dispersa, mentre in 19 le perdite sono addirittura superiori al 50%.
Ma qualche piccolo segnale di cambiamento c’è stato
Insomma, la situazione ci appare ancora bloccata e il sogno di una più ampia sostenibilità resta ancora lontano. Ma qualche segnale positivo c’è stato, come afferma Vittorio Cogliati Dezza, presidente di Legambiente:

“Qualche segnale di cambiamento c’è stato: il successo della raccolta differenziata a Milano e Andria, il car-sharing a Roma e Milano, le pedonalizzazioni a Bologna, la mobilità a Bolzano. Al suo ventunesimo anno, Ecosistema Urbano ripete con evidenza che c’è bisogno di una strategia positiva di trasformazione delle città. Quello che davvero manca è la capacità di immaginare il traguardo, il punto d’arrivo verso cui tendere, sia nel breve che nel lungo o lunghissimo periodo. In assenza di obiettivi chiari e ambiziosi le nostre città non andranno da nessuna parte, schiacciate come sono da logiche parziali e settoriali, a compartimenti stagni. Eppure è proprio la crisi economica in edilizia, la pessima qualità della mobilità urbana e periurbana, le opportunità offerte dalla digitalizzazione e dalle nuove tecnologie energetiche che rendono possibile e necessario avviare concreti percorsi di rigenerazione urbana. Serve un piano nazionale che assegni alle città un posto di primo piano nell’agenda politica che superi la frammentazione dei singoli provvedimenti e mostri una capacità politica di pensare un modo nuovo di usare e vivere le città. Purtroppo, il decreto SbloccaItalia rappresenta solo l’ennesima occasione persa. E le città pagheranno anche questo…”

La situazione, comunque, resta tale anche perchè i primi a non contribuire siamo noi. Se ognuno di noi provasse, nel suo piccolo, ad agire concretamente per cambiare l’attuale condizione in cui ci troviamo, col tempo si giungerebbe ad una situazione senza dubbio migliore dell’attuale, e il sogno di un Italia eco-sostenibile non sarebbe poi così lontano.
Ma solo il parlarne e il volerlo, però, non porterà mai a nulla. Bisogna agire con i fatti, concretamente, e trasformare in un “virus virale” l’unica “epidemia” in grado di salvare il nostro mondo…


CLASSIFICA FINALE ECOSISTEMA URBANO –  XXI edizione



Fonte: Legambiente, Ecosistema Urbano (Comuni, dati 2013)
Elaborazione: Ambiente Italia


N.B.:  * Le città di Cosenza, Caserta, Agrigento hanno inviato informazioni inferiori al 50%  del totale dei punti assegnabili.



Articolo tratto da : eticamente.net




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