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sabato 22 novembre 2014

Discariche, il disastroso mondo all'italiana: saranno piene tra due anni.


Germana Carillo


Stracolme entro i prossimi due anni: le discariche d'Italia non solo sono troppe, ma all'attuale ritmo di smaltimento della spazzatura non ce la si farà nemmeno a sbarazzarsi del tutto di quei 30 milioni di tonnellate di rifiuti urbani prodotti ogni anno. Così, il Belpaese è destinato a riempirsi di immondizia mentre incalza la nuova direttiva Ue con la quale tutti i Paesi europei si preparano ad abbattere le quantità di rifiuti in discarica.
Sono i risultati del primo WAS Annual Report, il rapporto sulla gestione dei rifiuti preparato dalla società di ricerche e di consulenza strategica ambientale Althesys, secondo il quale, in ogni caso, l'Italia potrebbe avere potenziali benefici economici e sociali fino a ben 15 miliardi tramite il raggiungimento degli obiettivi Ue sui rifiuti al 2030, e in particolare con il target del 70% di riciclo.


DIFFERENZIATA – Quello su cui si dovrebbe puntare sarebbe in primis la raccolta differenziata, ma l'arretratezza italiota non fa altro che ritardare modi e tempi di un punto così importante. Per gestire i quasi 30 milioni di tonnellate di rifiuti prodotti in Italia "la ricetta è già indicata dall'Europa e prevede da un lato l'aumento delle percentuali di raccolta differenziata e il recupero dei materiali e dall'altro la termovalorizzazione dei rifiuti indifferenziati". L'Italia è infatti "distante dai Paesi del nord Europa", dove in alcuni casi l'uso della discarica è pari a zero, e in più qui la gestione della spazzatura è ancora troppo sbilanciata sulle discariche: in alcune aree, infatti, vengono usate per oltre il 90% della produzione di rifiuti (mentre la media nazionale si attesta al 37%, con una situazione molto critica in Sicilia, in Calabria, nel Lazio, in Puglia e in Liguria). Le regioni che hanno meno impianti sono anche quelle con i livelli di raccolta differenziata più bassi.

L'intero sistema, quindi, è sbilanciato (e quindi addio agli investimenti nelle filiere più avanzate) a causa di quel 42,3% di rifiuti che continua ad andare in discarica.

Insomma, per avvicinarci agli standard richiesti dall'Europa ci sarebbe il raggiungimento della quota di riciclo: il 50% nel 2020 e il 70% nel 2030. Poi, la prevenzione con l'introduzione di un obiettivo di riduzione dei rifiuti alimentari del 30% entro il 2025.

Secondo dati Ispra, nel 2013 la produzione nazionale dei rifiuti urbani si è attestata a circa 29,6 milioni di tonnellate, facendo registrare una riduzione di quasi 400mila tonnellate rispetto al 2012. In valore assoluto, la raccolta differenziata si attesta invece a 12,5 milioni di tonnellate con una crescita, di poco inferiore, tra il 2012 e il 2013, a 530 mila tonnellate (+4,4%). Nel Nord la raccolta si colloca a 7,4 milioni di tonnellate, nel Centro a 2,4 milioni di tonnellate e nel Sud a 2,7 milioni di tonnellate.
In definitiva, è ancora troppo poco e ancora molto c'è da fare. Rendiamoci conto che la posta in gioco è molto alta e che seguire Bruxelles significherebbe ottenere anche a vantaggi consistenti in termini di occupati e fatturato, oltre che di riduzione di impatto ambientale e salvaguardia del futuro dei nostri figli.


Fonte: greenme.it



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