TRASLATE MY PAGE

lunedì 20 ottobre 2014

Sacchetti ecologici finti: indagine di Guariniello e dei NAS. Il 60% delle buste in circolazione non rispetta i parametri di legge


Luca Foltran

In Italia circola una quantità enorme di sacchetti presentati come biodegradabili, che in realtà non lo sono. È  questa la denuncia di Assobioplastiche, raccolta a Torino dal pubblico ministero Raffaele Guariniello.
I primi risultati dell’indagine giudiziaria, svolta di concerto con i carabinieri del Nas, hanno confermato i sospetti dell’associazione ed è stato così aperto un fascicolo per frode in commercio. Si tratterebbe di una truffa perpetrata ai danni dei cittadini e dei commercianti onesti che il pm sta affrontando identificando i responsabili delle aziende produttrici e i distributori che propongono false buste ecologiche. L’attenzione delle autorità è focalizzata soprattutto sui sacchetti dati ai clienti dai negozianti o dai piccoli market e solo in qualche caso dai supermercati (vedi tabella sotto).


Si tratta di una truffa milionaria se si considerano i numeri in gioco: in Italia ogni anno si usano ancora qualche miliardo di buste non ecologiche, pagate in media circa 10 centesimi l’una. Eppure da parte dei consumatori la tendenza è di utilizzare meno sacchetti monouso e più borse riutilizzabili, grazie a una consapevolezza sempre maggiore del problema ambientale. Ma è anche vero che i sacchetti bio non soddisfano i cittadini per via della resistenza e del riutilizzo limitato (come evidenzia un’indagine di Assobioplastiche condotta lo scorso anno: leggi l’articolo).

Secondo l’associazione di categoria, oltre il 60% dei sacchetti attualmente in circolazione non rispetterebbe i parametri di legge e i primi risultati delle analisi e consulenze disposte dal magistrato torinese, coinvolgendo il ministero dell’Ambiente e l’Istituto Superiore di Sanità, confermerebbero questi dati. Si tratterebbe di sacchetti in plastica tradizionale, di sacchetti parzialmente biodegradabili che non  rispettano i parametri di legge (norma UNI EN 13432:2002). Ci sono addirittura le shopper di finta plastica ecologica, i cosiddetti oxodegradabili ovvero quelli che una volta nell’ambiente grazie ad additivi particolari si sminuzzano in microparticelle altamente inquinanti.

Eppure la normativa è chiara, c’è la legge di conversione (n. 116/2014) del Decreto Legge Competitività (n. 91/2014), che ribadisce il divieto di commercializzazione delle shopper monouso non biodegradabili e compostabili e il Decreto Legge Competitività del 21 agosto 2014 che ha fatto scattare le sanzioni pecuniarie previste per la commercializzazione di sacchetti non a norma (da 2.500 a 25 mila euro, aumentata fino a 100 mila euro se la violazione riguarda quantità ingenti di sacchetti, oppure un valore della merce superiore al 20 per cento del fatturato del trasgressore).
Si tratta di un  problema che, oltre a rappresentare una beffa per gli ignari cittadini, ha anche un consistente impatto ambientale: i sacchetti di polietilene hanno una vita nell’ambiente di 400 anni, contro i 6 mesi delle buste compostabili.

Come possono i consumatori riconoscere i veri sacchetti biodegradabili ed evitare di essere truffati? Per non essere presi in giro bisogna fare riferimento alla dicitura di conformità della norma EN 13432:2002 e cercare sul sacchetto la frase “Prodotto biodegradabile conforme alle normative comunitarie EN 13432” . Una seconda possibilità è cercare i marchi che attestano la certificazione della biodegradabilità come “OK Compost” e “ Compostable” (vedi sotto). Questi marchi  sono anche  dotati di un codice seguito da un numero (Sxxx o 7wxx) che permette di identificare il produttore e di assicurare la tracciabilità.

Fonte: ilfattoalimentare.it


Nessun commento :

Posta un commento