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sabato 18 ottobre 2014

I bambini spacca pietre.



Elisa Fangareggi

A novembre 2013 Elisa Fangareggi per conto di Time4Life partecipò ad una missione in Benin, in collaborazione con Buonanascita Onlus, in cui verificò di persona la tragica situazione dei bimbi spaccapietre.

Link: https://www.youtube.com/watch?v=k_pIikcLFeU

A un anno esatto da quel viaggio Elisa e Time4Life ritorneranno in quel villaggio in Africa in cui far partire un progetto di supporto e scolarizzazione per quei piccoli schiavi bambini. Per tirar via il martello dalle loro manine, e sostituirlo con una matita colorata e una prospettiva di vita almeno umana.
Chi vuole può già aderire al progetto, inviandoci una donazione con la causale “Gabrielle“
Per info a questo Link:http://www.time4life.it/come-aiutarci/


Non sono mai riuscita ad addormentarmi una sera, senza rivolgere il mio pensiero alla piccola Gabrielle.
Ogni tanto riguardo il video e sento la mia voce che si rompe nel tentare di raccontare cosa deve fare per vivere. Quello sguardo annientato ti penetra nello stomaco, come un pugnale.
Scendiamo dal fuoristrada dopo ore trascorse percorrenze strade sterrate, la schiena è a pezzi, immediatamente siamo avvolti da un rumore assordante di martelli, e da una polvere grigia che ci entra in bocca nel naso…. di fronte a noi si apriva uno scenario talmente agghiacciante da chiedersi se ciò che vedevamo era vero o se era uno di quali incubi dai quali uno si sveglia all’improvviso con la schiena sudata.
Io mi sento come se avessi una spugna nella gola, non riesco a parlare, a respirare, a mandare giù la saliva, sento ogni mio muscolo paralizzato, quasi non riesco a muovermi. Sono talmente allucinata al punto che non saprei dire nemmeno il mio nome.
Bambini, bambini piccoli seduti a terra, sui sassi, bianchi di polvere, sguardo perso nel vuoto, con in mezzo alle gambe una grossa pietra, da frantumare con un martello. Pietre, pietre da spaccare, sotto il sole cocente, almeno dieci ore al giorno. Dita che si fratturano, schegge che arrivano ovunque, tosse, e pietre, nient’altro che pietre.
Questi bambini dal primo giorno di vita, sono messi sulle stuoie vicino alle mamme che rompono le pietre, appena imparano a camminare si occupano di portare le pietre da rompere ai fratellini. All’età di tre anni già sono abili nel maneggiare il martello, e non vedranno ne conosceranno altro per tutto il resto della loro vita. Se mai si ammaleranno nessuno potrà occuparsi di loro, la somma che guadagnano è di 8 dollari al mese, ed è a malapena sufficiente per acquistare del riso.

Non c’è giorno di riposo, non c’è malattia, non c’è pausa, non c’è silenzio, non c’è pietà. La mortalità è pari al 30% nei primi cinque anni di vita. Questo non è sfruttamento del lavoro minorile. E’ riduzione in schiavitù. E’ riduzione in schiavitù di bambini, che conoscono solo pietre, e un pugno di riso.
Guardo Gabrielle, ha il naso che cola, ma non importa, nessuno si occuperà di lei, ha solo tre anni, rompe le pietre senza nemmeno guardarle, il suo sguardo è perso, la maglietta troppo corta per la sua età, e la pancia è gonfia per la denutrizione. Toc toc toc, continua imperterrita a lavorare. Quello deve fare, nient’altro. Vorrei prenderla, abbracciarla, portarla via da li, darle da mangiare vestirla, amarla, invece ora, mentre scrivo, starà ancora spaccando pietre.
Mouro, un ragazzino di soli otto anni, racconta piangendo, senza mai smettere di martellare le pietre. Era fortunato lui, perché poteva andare a scuola, e lavorare soltanto al pomeriggio, gli piaceva tanto imparare, ma purtroppo, essendo venuto a mancare il suo papà, è stato costretto ad occuparsi della famiglia a tempo pieno. Toc toc toc, spacca le pietre e piange, le lacrime lavano via la polvere bianca dal suo viso, spiega che a volte se non è troppo stanco, come altri ragazzini, segue le lezioni della scuola di nascosto, attraverso un grata di cemento che separa l’aula. Non vorrebbe spaccare le pietre tutta la vita, ma sa che non potrà far altro. Toc toc toc. Sto per crollare. Provo a parlare. Non esce un suono dalla mia gola. “Stai zitta e respira profondamente” la vista mi si ofusca, potrei svenire da un momento all’altro. Devo riuscire a fare un video per farlo vedere a casa, provo, ma la voce si rompe ogni volta. Dopo una decina di tentativi riesco a pronunciare qualche parola senza scoppiare in lacrime.
Schiavi. Piccoli schiavi, che con 30 euro al mese potrebbero andare a scuola e mangiare ogni giorno.
Mi chiedo come un essere umano possa consentire tutto questo. Mi chiedo come si possa tacere tutto questo. Mi vergogno di essere una persona, mi vergogno di essere li di fronte a loro, mi vergogno di far parte di una società in cui è possibile prendere un bambino, renderlo uno schiavo, distruggere la sua vita, la sua speranza, il suo futuro, per comprare dei sassi a un prezzo stracciato, che verranno poi utilizzati nelle costruzioni edili.

Se questo è possibile è colpa di ognuno di noi.
Nessuno parla. Al ritorno non una parola. Mi ritrovo a guardare il video e le foto più volte, per essere sicura che ciò che ho visto esiste davvero. Non dormo. Solo all’alba riesco ad addormentarmi per sfinimento. Dopo mezz’ora mi sveglio, nei primi secondi sono convinta si sia solo trattato di un incubo, e pian piano la mia mente realizza che invece no, forse era reale, afferro il telefono per cercare di capire, riguardo i video, non era un incubo, era tutto vero.
A dicembre tornerò’ da lei, e se ci aiuterete, insieme all’associazione Buonanascita onlus, metteremo in atto un progetto di scolarizzazione di questi bimbi.
Guardate Gabriel, vi prego, guardatela, non guardatela una volta, ma due, dieci, cento volte. Vi prego guardatela ogni mattina quando vi svegliate.
Gabrielle, la piccola spaccapietre, Gabrielle, è mia figlia, è vostra figlia, è nostra figlia.

time4life.it


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