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sabato 20 settembre 2014

L'occupazione. casualmente cresce solo in solo in Gran Bretagna. L’unica potenza dell’UE che ha conservato la propria moneta.


Il tasso di occupazione del Regno Unito e' al massimo storico. La percentuale delle persone di eta' compresa tra 16 e 64 anni che lavorano, riferisce il "Financial Times", e' arrivata al 73,1 per cento nei tre mesi finiti a maggio, eguagliando i record del 1974 e del 2004-2005. L'incremento salariale, invece, si e' ridotto rispetto al trimestre precedente, passando dallo 0,8 allo 0,3 per cento, il livello piu' basso dal 2009.
L'andamento dei salari, unito a un leggero rialzo dell'inflazione - che rimane comunque entro i limiti programmati - non stanno permettendo un clamoroso salto di qualità del benessere sociale, tuttavia l'enorme tasso di occupati tranquillizza gli inglesi per il futuro. Il primo ministro, David Cameron, parlando alla Camera dei Comuni, ha ammesso la delusione per il fatto che "al momento" non si veda un boom di benessere che comunque c'è, dato il forte incremento del commercio nel Regno Unito, pur rivendicando con orgoglio che 1,8 milioni di persone in piu' lavorano da quando si e' insediato a Downing Street.


Il tasso di disoccupazione e' sceso al 6,5 per cento, il piu' basso dal dicembre del 2008, contro il 6,9 per cento del trimestre precedente e il 7,8 per cento di un anno fa; i disoccupati sono 2,12 milioni, 121 mila in meno. Il numero degli occupati e' salito di 254 mila unita' in un trimestre e di 929 mila in un anno, raggiungendo 30,64 milioni, un aumento mai registrato in 43 anni di statistiche comparabili, attribuibile in gran parte a posti di lavoro a tempo pieno.

L'autoimpiego continua a diffondersi, con un record di 4,58 milioni di lavoratori. La disoccupazione e' diminuita in tutte le regioni. Secondo gli economisti, nei prossimi mesi il tasso di disoccupazione dovrebbe scendere ulteriormente. 

E non bastassero questi enormi successi, c'è un dato clamoroso all'interno del magnifico quadro britannico: l'economia della Scozia e' cresciuta piu' di quella del Regno Unito nel primo trimestre, recuperando tutto il terreno perso durante la recessione!

La crescita scozzese, riferisce il quotidiano "The Telegraph", e' stata dell'uno per cento, contro lo 0,8 per cento dell'intero paese, ancora al di sotto, dello 0,6 per cento, rispetto al livello precedente la crisi.

Il Regno Unito, tuttavia, ha dovuto affrontare una recessione peggiore, con una caduta del prodotto interno lordo del 5,2 per cento nel 2008-2009, contro il 4,4 per cento della Scozia. L'espansione scozzese e' stata trainata dal settore manifatturiero, con un incremento del 3,4 per cento, contro il 2,1 dell'intera industria; l'edilizia si e' contratta dell'uno per cento mentre i servizi sono cresciuti dello 0,9 per cento.

Per lo Scottish National Party (Snp) i dati confermano che la Scozia e' in grado di eccellere come paese indipendente. "Solo con i poteri dell'indipendenza possiamo gestire questo successo", ha dichiarato Stewart Hosie, deputato e portavoce dell'Snp a Westminster. "Con i pieni poteri dell'indipendenza saremmo in grado di fare ancora di piu' per far crescere la nostra economia e creare posti di lavoro".


I dati non comprendono l'estrazione di petrolio e gas dal Mare del Nord, un pilastro dell'economia scozzese e pomo della discordia nel dibattito sull'indipendenza in vista del referendum del 18 settembre. Un portavoce del Tesoro britannico ha dichiarato che "il governo accoglie con soddisfazione le notizie positive sull'economia scozzese. Cio' dimostra che il piano economico a lungo termine sta funzionando sia per il Regno Unito che per la Scozia". 

Fonte: Ilnord.it




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