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sabato 7 giugno 2014

Vendo il voto per 50 euro.



di Domenico Garreffa

Articoli su articoli quotidianamente stampati per la lettura , spesso letti e poi dimenticati senza alcuna riflessione, senza il minimo sviluppo emotivo della notizia letta.

Brevi e semplici articoli che si fermano alla lettura senza riflessioni, quella riflessione che mostrerebbe la realtà che è nascosta dietro l'articolo.

Riproduco questo tratto da ArticoloTre:


I due avrebbero accettato di votare al primo turno delle scorse amministrative un politico del centrodestra in cambio di denaro per fare la spesa, essendo entrambi disoccupati e rimasti senza denaro per comprarsi da mangiare.
Avrebbero venduto il voto per 50 euro, per poter fare la spesa.
Protagonista una coppia di Ventimiglia, disoccupati e con due figli piccoli, ma non sarebbero i soli, che avrebbe accettato di votare al primo turno delle elezioni amministrative un politico del centrodestra in cambio di denaro.
Sul caso è stata aperta un'inchiesta da parte della procura di Imperia. Una decina, in totale, gli indagati, tra cui alcuni politici. Tra loro Emilio Galardini (Forza Italia), ex presidente della Civitas (società patrimoniale del Comune di Ventimiglia, finita nel mirino dell'Antimafia), nella scorsa amministrazione.
 Indagata anche la coppia che ha venduto il proprio voto. "I soldi ci servivano per fare la spesa", avrebbero detto i due elettori alle forze del'ordine durante l'interrogatorio.

"Un politico vale l’altro. Ci hanno offerto 50 euro per votare quello lì e abbiamo accettato… Io sono disoccupato, mia moglie anche" ha detto l'uomo, mentre la donna: "Abbiamo due figli piccoli. Perché avremmo dovuto rinunciare a 50 euro? Sono pochi? Saranno pochi per voi… Mi ha avvicinato una persona che conosco personalmente. Lo ha fatto prima delle elezioni del 26 maggio. Mi ha mostrato un santino di questo Galardini e mi ha detto: se tu e tuo marito lo votate vi diamo 50 euro. Perché dire di no?"


Dalla lettura apparente tutto viene minimizzato e sviato verso interessi eticamente inesistenti, rivolgendo l'attenzione al voto venduto, e non al perchè è stato venduto.(a prescindere dalla bandiera)

Il problema di base è lo strumento di misura applicato.

Se un semplice cittadino evade le tasse per centinaia di euro, venendo scoperto dovrà risarcire migliaia di euro allo stato.
Se un grande miliardario evade per miliardi di euro, venendo scoperto risarcirà allo stato una minima parte della sua evasione.

Come esempio ,alcuni casi acclamanti:

Alberto Tomba, ha chiuso i conti con il fisco, pagando 7,5 miliardi di lire. Gli accertamenti riguardavano gli anni 1990-1996, avevano rilevato un’evasione da 23 miliardi di lire ricevuti per delle sponsorizzazioni parallele pagate a delle società all’estero a lui intestate.

Luciano Pavarotti, pagando circa 25 miliardi li lire, per delle accuse di evasioni relative agli anni 1989-1995.Le rilevazioni stipulavano un’evasione da 40 miliardi di lire.

Giancarlo Fisichella, gli anni sotto accusa erano quelli tra il 1998 e il 2002, e la cartella esattoriale ammontava a 17,2 milioni di euro. Ha raggiunto un accordo, pagando 3,8 milioni di euro.
si potrebbe proseguire, in rete sono molti gli esempi elencati, da Valentino Rossi a Dolce & Gabbana ecc...

Il semplice esempio vuole indurre ad una riflessione:
Viene concessa la riduzione di pena a chi ha soldi per nutrire intere generazioni, viene multato ed accusato chi non ha da che vivere.
Il principio fondamentalmente etico su scala mondiale dell'imposizione d'accusa al problema non dovrebbe essere rivolto all'azione rilevata, ma allo scopo dell'azione compiuta.




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