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venerdì 20 giugno 2014

Referendum contro il Fiscal Compact.



È stata depositata presso la Corte di Cassazione la proposta di Referendum contro il Fiscal Compact, che richiama la legge 243 del 2012, la quale acconsente all'introduzione del principio di pareggio del bilancio in Costituzione (Legge costituzionale n. 1 del 2012).
Il professore Riccardo Realfonzo, docente di economia politica all'Università del Sannio, ideatore della proposta di referendum "Stop austerità referendum contro il Fiscal Compact" spiega: 
"Il Fiscal Compact rischia di rivelarsi deleterio per la ripresa. Costringerebbe infatti il governo italiano a praticare ulteriori drastiche politiche di austerità, per i prossimi due decenni. Si tratta di impegni che tecnicamente non possono essere rispettati, a meno di volere trascinare il Paese in una prolungata recessione dagli effetti sociali devastanti."

Cos'è il Fiscal Compact:
(tratto da un articolo di Giorgio Rini per la redazione di Nanopres.it, che espone una semplice spiegazione)

Il fiscal compact è il trattato sulla stabilità, sul coordinamento e sulla governance dell’Unione Europea. Questo accordo è stato firmato il 2 marzo 2012 da 25 Paesi e prevede differenti norme comuni e regole di natura economica, il cui obiettivo più importante è quello di riuscire a fare in modo che venga contenuto il debito pubblico nazionale di ogni Paese. Prima di firmare il trattato, la situazione economica all’interno dell’Unione Europea non era particolarmente florida. Molti Paesi, specialmente quelli mediterranei, si trovavano in grande difficoltà a causa della crisi. Erano stati costretti ad indebitarsi, perché le entrate fiscali non riuscivano a soddisfare tutte le esigenze determinate dalle spese. Per questo motivo questi Paesi tendevano ad offrire interessi sempre più alti agli investitori, per riuscire ad ottenere denaro in prestito.
Cosa cambia per l’Italia:

Il fiscal compact non ha conseguenze soltanto per l’Italia, in quanto è in grado di determinare una reazione a catena in tutti i Paesi che hanno firmato l’accordo. Questo processo di collegamento si determina ogni volta che ogni Paese dell’euro affronta dei problemi. Se, ad esempio, si riscontrano delle difficoltà in Grecia o in Spagna, anche l’Italia ne è coinvolta, perché è spinta ad offrire un tasso di interesse più alto agli investitori. Sia a livello simbolico che concreto è come se l’Unione Europea detenesse una parte della sovranità economica di ogni Paese, agendo come un ente sovranazionale. Molti sono gli elementi previsti dall’accordo: l’inserimento del pareggio di bilancio, la regola dello 0,5 di deficit strutturale rispetto al pil, l’obbligo di mantenere al massimo al 3% il rapporto tra deficit e pil, la necessità di ridurre progressivamente il rapporto per i Paesi in cui la differenza tra debito e pil sia superiore al 60%. Molte sono state le critiche nei confronti di questi vincoli e in assoluto la norma più criticata è stata quella che prevede di ridurre il rapporto fra debito e pil di un ventesimo all’anno.


In attesa che il referendum presentato divenga effettivo, maggiori chiarimenti si trovano sul blog di Riccardo Realfonzo. (cliccando QUI)

Una breve spiegazione del professore Riccardo Realfonzo, sulle insostenibili leggi europee in questo video:
Link:https://www.youtube.com/watch?v=GOSa3ZgeQXs




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