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domenica 16 marzo 2014

Euro sì, o Euro no?


I giornali così come gli economisti esperti, ed i politici nazionali restano in perenne conflitto sulla domanda ,Euro si o Euro no?
Gli italiani sono  un popolo di scarsa capacità critica e poco propenso a cercare in prima persona di informarsi e documentarsi a fondo. Preferiscono criticare senza pensare, mentre avere spirito critico significa avere capacità di analisi e responsabilità di vigilanza.
l‘Euro, per l’Italia ad oggi resta una mazzata da cui non ci si può riprendere, con la ricetta Monti e tanto meno con la visione europeista del PD di Renzi. 


Dopo aver citato Renzi, apro una breve parentesi: non facciamoci abbindolare come sempre, da falsi profeti, in quanto le strategie del nuovo capo di Governo sono solo spot reclamizzanti, al fine di guadagnare consensi alle elezioni: le auto blu messe all'asta sono 100 , su oltre 670.000 in Italia.

(servizio 2010)

Link:http://www.youtube.com/watch?v=repHfPL_6nI

Per quel che riguarda gli 80 euro aggiunti a chi dichiara meno di 1,500 euro al mese:


Link:http://www.youtube.com/watch?v=vqlPeR7PmjA

Occorre riprenderci il possesso della sovranità nazionale e stampare nuovamente denaro senza preoccuparci dei pericoli dell’inflazione o dell’eccessiva svalutazione.
In Italia dobbiamo far crescere la domanda interna non alimentare l’esportazione o favorire la svendita dei gioielli dello Stato o l’acquisizione delle nostre aziende private eccellenti da parte di capitale di controllo straniero.
L’ euro non è una moneta sovrana. 
La moneta è estranea alla nazione, è una valuta estera. Gli Stati non hanno sovranità su questa moneta ma sono costretti a chiederla in prestito alla BCE che detta le sue condizioni
Se la valuta che si usa nella nazione è presa a debito da altri non è moneta sovrana e la nazione potrebbe fallire proprio perché la moneta è di altri, che possono darla o non darla.
Se una moneta è presa a debito si debbono pagare gli interessi ed il denaro che viene usato a questo scopo viene a mancare per gli investimenti ed i servizi:

  • La BCE autorizza l’emissione di moneta, che rimane di sua proprietà, e la presta agli Stati.
  • Gli Stati, a causa degli interessi composti, non riescono più a pagare.
  • La BCE chiede misure fiscali, di politica del lavoro e le privatizzazioni per essere sicura di incassare gli interessi.
  • Lo Stato inasprisce la pressione fiscale, creando recessione, e vende i beni nazionali svuotando la Nazione degli stessi beni necessari alla produzione o alla qualità della vita.

A fronte di queste affermazioni ed alle regole che la BCE ci impone, elenco alcuni dati che confermano il netto peggioramento della Nazione, con l'inserimento dell'euro:
  • Ammortizzatori: 80 miliardi erogati dall’Inps dall’inizio della crisi tra cassa integrazione e indennità di disoccupazione; a giugno, richiesta Cig in aumento + 1,7% rispetto a maggio e in calo -4,9% su giugno 2012 (fonte: Inps);
  • Benzina: da gennaio a luglio 2013 i consumi di benzina sono calati -6,3%, per cui il gettito fiscale (accise e imposte) e’ sceso -2,9%. Considerando i primi sette mesi del 2013, i consumi petroliferi sono complessivamente scesi del 7,3% rispetto allo stesso periodo del 2012 (fonte: Unione Petrolifera);
  • Cassa integrazione: nel complesso sono state autorizzate 704 milioni di ore nel periodo gennaio-agosto 2013 (fonte Inps); ad agosto Cig +12,4%. Salgono straordinaria e in deroga;
  • Chiusura aziende: per la crisi, tra il 2008 e il 2012 hanno chiuso circa 9mila imprese storiche, con più di 50 anni di attività. Si tratta di 1 impresa storica su 4 (fonte: Ufficio Studi della Camera di commercio di Monza e Brianza);
  • Competitività: Italia al 49° posto nel mondo, battuta anche da Lituania e Barbados (fonte: World Economic Forum);
  • Consumi: nel periodo 2012-13 contrazione record dei consumi di -7,8% (fonte: Federconsumatori). Cio’ equivale ad una caduta complessiva della spesa delle famiglie di circa 56 miliardi di euro; il biennio 2012-2013 e’ stato consumi ”senza dubbio il peggiore sul fronte dei consumi, tornati indietro ai livelli del dopoguerra” (fonte: Codacons);
  • Credito alle imprese: secondo la Bce nel luglio 2013 contrazione di -3,7%, superiore a quella registrata a giugno (-3,2%) e maggio (-3,1%). Prestiti bancari fino a 12 mesi, quelli piu’ adatti a finanziare il capitale circolante delle imprese: -4,0%. In fumo 60 miliardi di prestiti solo nel 2012;
  • Debito aggregato di Stato, famiglie, imprese e banche: 400% del Pil, circa 6.000 miliardi;
  • Deficit/Pil: 2,9% nel 2013. Peggioramento ciclo economico Imu, Iva, Tares, Cassa integrazione in deroga lo portano ben oltre la soglia del 3%. Per la Bce ci sono rischi crescentisu obiettivi deficit 2013, peggiora disavanzo, con sostegni a banche e rimborso debiti PA;
  • Depositi: nelle banche italiane in totale sono scesi nel luglio 2013 a 1.110 miliardi di euro contro i 1.116 miliardi di giugno. I depositi delle famiglie sono stabili a 918,5 miliardi, quelli delle società sono scesi da 198,4 a 191,6 miliardi (fonte: Bce);
  • Disoccupazione: Il tasso di disoccupazione a gennaio 2014 è balzato al 12,9%. I disoccupati sfiorano i 3,3 milioni (fonte: Istat). E’ il tasso più alto sia dall’inizio delle serie mensili, gennaio 2004. Disoccupazione giovanile: e’ record anche il tasso di disoccupazione dei 15-24enni: a gennaio 2014 è pari al 42,4%. Nell’Eurozona per il 2013 le stime confermano una disoccupazione al 12,3%, e per il 2014 al 12,4% (fonte Bce);
  • Entrate tributarie: Le entrate tributarie nei primi 10 mesi dell’anno si sono attestate a 307,859 miliardi di euro, in calo di circa 1,4 miliardi rispetto ai 309,301 miliardi di euro dello stesso periodo del 2012. A ottobre sono state pari a 29,266 miliardi di euro, in lieve ribasso rispetto ai 29,601 miliardi dello stesso mese del 2012.
  • Evasione: Nel 2013 5mila evasori totali e 17,5 miliardi nascosti. Secondo le stime elaborate dall’Istat l’imponibile sottratto al fisco si aggira ogni anno attorno ai 275 miliardi di euro;
  • Export: a ottobre 2013 si registra una diminuzione sia dell’export (-0,5%) sia, in misura più rilevante, dell’import (-2,6%). (fonte: Istat); a ottobre 2013, il saldo commerciale è pari a +4,1 miliardi, superiore a quello registrato a ottobre 2012 (+2,3 miliardi). Al netto dell’energia, l’attivo è di 8,9 miliardi. Nei primi dieci mesi dell’anno, l’avanzo commerciale raggiunge i 23,7 miliardi e, al netto dei prodotti energetici, è pari a quasi 70 miliardi.
  • Fabbisogno dello stato: sulla base dei dati preliminari del mese di dicembre, il fabbisogno annuo del settore statale del 2013 si attesta a 79,7 miliardi, che si confrontano con i 49,5 del 2012.
  • Fallimenti: nel primo semestre 2013 si sono registrate 6.500 nuove procedure fallimentari, in aumento +5,9% rispetto allo scorso anno;
  • Felicità: Italia depressa, il ‘fu-Belpaese’ è 45° nella classifica mondiale, stando al secondo Rapporto sulla Felicità dell’Onu;
  • Fiducia aziende: l’indice composito sale da 79,8 di luglio a 82,2 di agosto.
  • Fiducia consumatori: torna ai livelli massimi da due anni. Il clima di fiducia dei consumatori aumenta, ad agosto, a 98,3 da 97,4 del mese di luglio.
  • Gettito Iva: nel periodo gennaio/aprile 2013 tra le imposte indirette prosegue l’andamento negativo dell’IVA (-7,8%) per effetto della flessione registrata dalla componente relativa agli scambi interni (-4,7%) e di quella relativa alle importazioni da Paesi extra UE (-21,4%) che risentono fortemente del deterioramento del ciclo economico;
  • Immobiliare: nel primo trimestre 2013 l’indice dei prezzi delle abitazioni ha registrato una diminuzione dell’1,2% rispetto al trimestre precedente e del 5,7% nei confronti dello stesso periodo del 2012 (fonte: Istat);
  • Imprese: in 6 anni sparite in Italia 134 mila imprese (Cgia);
  • Inflazione. Nel 2013 in Italia il tasso d’inflazione medio annuo è stato pari all’1,2%, in decisa diminuzione rispetto al 3% del 2012. Si tratta del dato più basso dal 2009.
  • Insolvenze bancarie: quelle in capo alle imprese italiane hanno sfiorato a maggio 2012 gli 84 miliardi di euro (precisamente 83,691 miliardi);
  • Neet: 2,2 milioni nella fascia fino agli under 30, ragazzi che non studiano, non lavorano, non imparano un mestiere, i totalmente inattivi sono il 36%;
  • Partite Iva: crollate -400.000 (-6,7%) dal 2008 (fonte Cgia Mestre);
  • Poveri: per la crisi sono raddoppiati dal 2007 al 2012 a quasi 5 milioni (fonte Istat);
  • Prezzi produzione: l’indice dei prezzi alla produzione dei prodotti industriali è aumentato a luglio dello 0,1% rispetto al mese precedente e diminuito dello 0,9% nei confronti di luglio 2012. Lo ha comunicato l’Istat.
  • Pil: il Prodotto interno lordo dell’Italia, ovvero la ricchezza complessiva del paese, alla fine del 2012 era di 2.013,263 miliardi di dollari (dati Ocse) o 1.565,916 miliardi di euro (fonte: relazione del governo al Parlamento – 31 marzo 2013). Nel secondo trimestre il Pil Italia è stato confermato in contrazione -0,2% dopo il -0,6% nei primi tre mesi dell’anno. Comparando il secondo trimestre del 2013 con gli stessi mesi dell’anno precedente il calo è -2,0% (fonte: Eurostat). S&P ha abbassato la sua previsione di crescita 2013 per l’Italia, a -1,9% rispetto al -1,4% previsto a marzo 2013 e al +0,5% stimato a dicembre 2011. L’ultima previsione dell’Istat per il 2013 e’ -2,1%. Il Fmi ha tagliato le stime del pil Italia 2013 a -1,8%. Anche l’Ocse prevede una contrazione di -1,8%, unico paese in recessione del G7. Nel 2012 il Pil ha subito una contrazione di -2,4%. E un crollo senza precedenti di -8,8% dall’inizio della crisi nel secondo trimestre del 2007 (fonte Eurostat);
  • Potere d’acquisto delle famiglie: -2,4% su base annua, -94 miliardi dall’inizio della crisi, circa 4mila euro in meno per nucleo;
  • Precariato: contratti atipici per il 53% dei giovani (dato Ocse);
  • Produzione industriale: crollata -17,8% negli ultimi dieci anni. La produzione industriale e’ calata -1,1% a luglio 2013 e -4,3% rispetto a luglio 2012 (fonte Istat);
  • Reddito famiglie: nel 2013 e’ tornato ai livelli di 25 anni fa, oggi 1.032 miliardi di euro, rispetto ai 1.033 del 1988 (fonte: Confcommercio);
  • Ricchezza: dall’inizio della crisi nel secondo trimestre del 2007 il pil e’ crollato -8,8% (fonte: Eurostat), pari a una perdita di oltre 150 miliardi di euro. L’Italia comunque e’ il paese piu’ ricco in Europa per via del patrimonio immobiliare dei cittadini ma tra quelli a minor reddito e con il piu’ alto tasso di poverta’: la ricchezza netta pro-capite, pari a 108.700 euro, supera di poco quella dei francesi (104.100 euro) e dei tedeschi (95.500 euro) (Fonte Bce-Bankitalia);
  • Servizi: il fatturato delle aziende che operano nel settore servizi (80% del Pil Italia) nel secondo trimestre 2013 risulta in calo -2,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente; l’indice Pmi relativo alle imprese dei servizi in Italia resta sotto i 50 punti (che indica contrazione): 48,8 ad agosto (fonte: Markit);
  • Sofferenze bancarie: a dicembre 2013 ammontavano a 155,8 miliardi, nuovo record, e ben 30,9 in più rispetto ai 124,9 miliardi di fine 2012 (fonte: Bankitalia).
  • Spesa famiglie: prosegue il calo della spesa delle famiglie italiane, nel secondo trimestre del 2013 si contrae -3,2%, e per i beni durevoli -7,1% (fonte: Istat);
  • Tasse: 262 scadenze per i cittadini italiani dall’Irpef, all’Iva, all’Irap, etc. Il livello eccessivo di tassazione provoca un effetto negativo, noto come curva Laffer e non e’ compatibile con la crescita;
  • Spesa pubblica: in 15 anni e’ salita +69% a 727 miliardi. Rispetto a una ricchezza di 1.565 miliardi di euro, lo stato spende il 48% del pil. E con gli interessi sul debito pubblico supera il 52%;
  • Vendite al dettaglio: in calo a giugno 2013 -3% su base annua, -0,2%. Nel trimestre aprile-giugno 2013 l’indice è calato -0,3%.


Questi solo alcuni dei dati negativi provocati dall'Euro, (altri a questo link) proseguo nel elencare alcune delle maggiori aziende Nazionali svendute, marchi di garanzia e qualità del manufatto Nazionale, in tutto il mondo:

  • La Barilla è stata venduta agli americani.
  • L'Alitalia è stata venduta ai francesi.
  • La Plasmon è stata venduta agli americani.
  • La Parmalat, di quel buon signore di Tanzi, è stata venduta ai francesi della Lactalis.
  • L'Algida è stata venduta ad una società anglo-olandese.
  • L'Edison, antica società dell'energia, venduta ad una società francese, l'EDF.
  • Gucci è nelle mani della holding francese Kering.
  • BNL è controllata dal gruppo francese Bnp Paribas.
  • ENEL cede buona parte delle quote ai russi (il 49%).
  • I cioccolatini Pernigotti dei fratelli Averna venduti ai turchi della famiglia Toksoz.
  • I baci perugina appartengono alla svizzera Nestlè.
  • I gelati dell’antica gelateria del corso sempre alla Nestlè.
  • Buitoni: L'azienda fondata nel 1927 a Sansepolcro dall'omonima famiglia è passata sotto le insegne di Nestlè.
  • Gancia: le note bollicine sono in mano all’oligarca russo Rustam Tariko (proprietario tra l’altro della vodka Russki Standard).
  • Carapelli è nella galassia del gruppo spagnolo Sos cosi come Sasso e Bertolli.
  • Star, Il 75% della società fondata dalla famiglia Fossati (oggi azionisti di Telecom Italia) nel primo dopoguerra, è in mano alla spagnola Galina Blanca.
  • Peroni è stata comperata dalla sudafricana Sabmiller.
  • La griffe del cachemire “Loro Piana”, fiore all’occhiello del made in Italy, è stata ceduta per l’80% alla holding francese Lvmh che già include simboli assoluti come Bulgari, Fendi e Pucci.
  • Chianti classico (per la prima volta un imprenditore cinese ha acquistato una azienda agricola del Gallo nero)
  • Riso Scotti (il 25% è stato acquisito dalla società alla multinazionale spagnola Ebro Foods).
  • Eskigel (produce gelati in vaschetta per la grande distribuzione (Panorama, Pam, Carrefour, Auchan, Conad, Coop) (ceduta agli inglesi con azioni in pegno ad un pool di banche).
  • Fiorucci–Salumi (acquisita dalla spagnola Campofrio Food Holding S.L.).
  • Eridania Italia SpA (la società dello zucchero ha ceduto il 49% al gruppo francese Cristalalco Sas).
  • Boschetti alimentare (cessione alla francese Financière Lubersac che detiene il 95%).
  • Ferrari Giovanni Industria Casearia SpA (ceduto il 27% alla francese Bongrain Europe Sas) 2009.
  • Delverde Industrie Alimentari SPA (la società della pasta è divenuta di proprietà della spagnola Molinos Delplata Sl che fa parte del gruppo argentino Molinos Rio de la Plata) 2008
  • Bertolli (venduta a Unilever, poi acquisita dal gruppo spagnolo SOS).
  • Rigamonti salumificio SPA (divenuta di proprietà dei brasiliani attraverso la società olandese Hitaholb International).
  • Orzo Bimbo (acquisita da Nutrition&Santè S.A. del gruppo Novartis).
  • Italpizza (ceduta all’inglese Bakkavor acquisitions limited).
  • Galbani (acquisita dalla francese Lactalis).
  • San Pellegrino ,acquisita dalla svizzera Nestlè.
  • La Safilo (Società azionaria fabbrica italiana lavorazione occhiali), fondata nel 1878, che oggi produce occhiali per Armani, Valentino, Yves Saint Laurent, Hugo Boss, Dior e Marc Jacobs, è diventata di proprietà del gruppo olandese Hal Holding.
  • Nel settore della telefonia, a Milano nel 1999 era nata Fastweb, una joint venture tra e.Biscom e la comunale Aem che oggi fa parte del gruppo svizzero Swisscom.
  • Omnitel è passata di proprietà del Gruppo Vodafone
  • Enel ha ceduto la quota di maggioranza di Wind Telecomunicazioni al magnate egiziano Sawiris, il quale nel 2010 l'ha passata ai russi di VimpelCom.
  • Nel campo dell'elettrotecnica e dell'elettromeccanica nomi storici come Ercole Marelli, Fiat Ferroviaria, Parizzi, Sasib Ferroviaria e, recentemente, Passoni & Villa sono stati acquistati dal gruppo industriale francese Alstom, presente in Italia dal 1998.
  • Le acciaierie Lucchini spa sono passate ai russi di Severstal, mentre rimane proprietà della omonima famiglia italiana, la Lucchini rs, che ha delle controllate anche all'estero.
  • Fiat Avio, fondata nel 1908 e ancora oggi uno dei maggiori player della propulsione aerospaziale, è attualmente di proprietà del socio unico Bcv Investments sca, una società di diritto lussemburghese partecipata all'85% dalla inglese Cinven Limited.
  • Benelli, la storica casa motociclistica di Pesaro, di proprietà del gruppo Merloni, è passata nelle mani del gruppo cinese QianJiang per una cifra di circa 6 milioni di euro, più il trasferimento dei 50 milioni di euro di debito annualmente accumulato.
  • Loquendo, azienda leader nel mercato delle tecnologie di riconoscimento vocale, che aveva all'attivo più di 25 anni di ricerca svolta nei laboratori di Telecom Italia Lab e un vasto portafoglio di brevetti, è stata venduta da Telecom alla multinazionale statunitense Nuance, per 53 milioni di euro.

E purtroppo, anche qui si potrebbe continuare con altri dati per dare un riscontro reale dell'euro, ma proseguo con una domanda , che fine ha fatto la virtù del patriottismo Nazionale? 
Virtù che ha fatto conoscere le capacità di uno Stato piccolo come l'Italia, per la sua maestria nel creare ed inventare, prodotti della maggiore qualità riconosciuta a livello Mondiale.
Virtù che non deve svanire, solo perchè le aziende sopprimono alle possibilità finanziarie, dettate dalla speculazione della sovranità monetaria Europea.


Vi sono buone  ragioni per credere, che il nostro territorio possa tornare a respirare l'aria che merita, quella della terra promessa.
L’Italia   detiene, forse immeritatamente, il 70 per cento delle antichità archeologiche ed artistiche del mondo antico, conseguentemente saremmo una delle pochissime nazioni, forse l’unica, che potrebbe vivere benissimo solo con il   turismo e l’agricoltura, cioè senza le grandi fabbriche. 
Anzi saremmo sicuramente la Nazione più ricca, invece ci troviamo sull’orlo del fallimento.
Questo non solo per l'inserimento della moneta euro, il problema primario del paese sono i politici.
Essi non sono stati in grado di far funzionare la macchina della politica, e la stessa nuova moneta Euro. 
Una coalizione che fallisce e un’altra che prende il suo posto, perennemente succubi dalle mafie interne per quel che riguarda l'italia.
In Italia si tagliano i tribunali ma non si puniscono i malfattori. Se le carceri esplodono è per reati minori e per la presenza di tanti extracomunitari costretti a vivere ai margini della società. Ma quando i politici sono presi con le mani nella marmellata o alcuni imprenditori disonesti agiscono consapevolmente per controllare i fallimenti e svuotare le casse prima di dichiarare la loro impossibilità a pagare i dipendenti e fornitori, ci sono avvocati ben pagati che fanno in modo di ridurre le pene se non ci hanno già pensato i politici con leggi che depenalizzano i reati contro il patrimonio. 
Per quel che riguarda l'europa, la Bce agisce al di fuori di ogni controllo politico (come citato sopra) e con le sue scelte condiziona pesantemente la vita delle nazioni.
Una sorta di mafia bancaria, i vincoli imposti da Maastricht, scrivono, i comportamenti di una cessione della sovranità monetaria,  gli stati membri non possono emettere la propria moneta ma devono comprarla dalla BCE, non possono agire sul tasso di sconto, perché questo è fissato dalla BCE, non possono svalutare, perché il cambio è gestito dalla BCE e vincolato alle altre euro valute, non possono spendere a debito per i necessari investimenti produttivi (ricerca, infrastrutture, istruzione), perché sono vincolati a contenere il deficit di bilancio e a ridurre il debito pubblico.

L'effetto pratico dell'euro è così stato l'esatto contrario delle intenzioni dei suoi sostenitori. La Germania si è profondamente avvantaggiata da una moneta che sottovalutava il marco e quindi la rendeva più competitiva. 
I paesi del sud, ma anche la Francia, hanno invece avuto sopravvalutate le loro monete, e hanno perso mercato, in molti casi proprio a favore della Germania, per non citare la Spagna, la Grecia,Portogallo ecc...
(clicca sull'immagine per ingrandire)
La scommessa era che la moneta unica avrebbe creato convergenza fra le economie di diversi paesi ed avrebbe fatto da traino al processo di unificazione politica. Non si è verificata né l’una né l’altra cosa. Le economie dei diversi paesi dell’Eurozona sono rimaste quali erano, anzi, i vantaggi della moneta unica, che consentiva anche a paesi tradizionalmente deboli e ad alto rischio finanziario, come appunto la Grecia, di piazzare i propri titoli di debito ad interessi bassissimi, ha incoraggiato la politica dell’indebitamento crescente, senza attuare alcuna riforma economica. Chi ha tratto i vantaggi maggiori è stata la Germania che ha potuto esportare massicciamente nei paesi vicini ed, alla fine, il differenziale fra i diversi paesi è rimasto lo stesso, quando non è ulteriormente cresciuto. Finché le cose sono filate lisce nell’economia mondiale, il problema non si è posto, ma quando la crisi ha iniziato a mordere si è rotto il giocattolo e la moneta unica, non governata da nessuno Stato, è diventata una camicia di forza che tiene tutti in sofferenza.




L'Europa dell'euro è politicamente, socialmente e culturalmente fallita, prima se ne prende atto e prima si trova la via per superare il fallimento.









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