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sabato 2 marzo 2013

La saggezza ,sta in poche frasi.



Capita tutti i giorni di utilizzare aforismi ,citazioni ,proverbi ecc...
a volte senza saperne la derivazione e altre nemmeno il significato.
Per una semplice ed innocente curiosità ,ho fatto qualche ricerca :


Acqua in bocca:
Si narra che una femminuccia, molto dedita alla maldicenza, ma anche devotissima, pregasse il suo confessore di darle un rimedio contro quel peccato. Il confessore insinuava conforti e preghiere, ma inutilmente. Un bel giorno diede alla donna una boccetta d'acqua del pozzo raccomandandole di tenerla sempre con sé e quando sentiva la voglia di 'sparlare' ne mettesse alcune gocce in bocca e ve le tenesse ben chiuse finché non fosse passata la tentazione. La donna così fece, e negli atti ripetuti trovò tanto vantaggio, che alla fine si liberò dal vizio dominante, e come fosse femmina di poco levatura tenne poi quell'acqua per miracolosa.


Avere la coda di paglia:
Un'antica favola racconta che una giovane volpe cadde disgraziatamente in una tagliola; riuscì a fuggire ma gran parte della coda rimase nella tagliola. Si sa che la bellezza delle volpi è tutta nella coda, e la poveretta si vergognava di farsi vedere con quel brutto mozzicone. Gli animali che la conoscevano ebbero pietà e le costruirono una coda di paglia. Tutti mantennero il segreto tranne un galletto che disse la cosa in confidenza a qualcuno e, di confidenza in confidenza, la cosa fu saputa dai padroni dei pollai, i quali accesero un po' di fuoco davanti ad ogni stia. La volpe, per paura di bruciarsi la coda, evitò di avvicinarsi alle stie. Si dice che uno ha la coda di paglia quando ha commesso qualche birbonata ed ha paura di essere scoperto.

Bagnare il naso:
Nelle antiche scuole torinesi, il maestro chiamava il discepolo più bravo perché bagnasse, col dito intinto nella saliva, il naso del compagno che aveva commesso un grave errore. Talvolta era lo stesso maestro che compiva questa bella funzione.

Campa cavallo:
Si racconta che un povero contadino portava a mano un cavallo vecchio, stanco, sfinito, per una strada sassosa dove si vedeva appena, di quando in quando, un misero filuccio d'erba. Il cavallo stava per cadere, sopraffatto dalla fame e il padrone cercava d'incoraggiarlo dicendogli: "Non morire, cavallo mio, tira avanti ancora per un po'; campa finché crescerà l'erba e potrai sfamarti".

Chi ha fatto trenta può fare trentuno:
Papa Leone X, il 1º luglio 1517 creò trenta nuovi cardinali; poi gli parve che un altro prelato fosse pure degno di quell'onore e nomino cardinale anche lui. A coloro che si meravigliarono del fatto che il papa, che aveva deciso di fare trenta cardinali, ne avesse poi fatto uno di più, Leone X rispose "Chi ha fatto trenta può fare trentuno".

Dare botte da orbi:
Anche nell'ira, colui che picchia, può darsi che abbia qualche riguardo per non fare troppo male; ma un cieco, no! Lui non sa dove batte e colpisce senza pietà e misura.

Fare la cresta sulla spesa:
Anticamente si chiamava agresto un condimento asprigno che si ricavava dall'uva poco matura e i contadini, quando coglievano l'uva poco matura per far l'agresto, coglievano anche un po' di quella buona che avrebbero invece dovuto portare al padrone; e si diceva far l'agresto per indicare questa piccola ruberia. In seguito, far l'agresto è diventato far la cresta. 

Fare un tiro mancino:
Se pensiamo che uno voglia colpirci, istintivamente teniamo d'occhio la sua destra; se il colpo ci viene invece dato con la sinistra, diventa più pericoloso, perchè inaspettato. 

Ovazione:
Si dice che viene tributata un'ovazione ad una persona quando viene acclamata dalla folla, con applausi, ecc. Secondo i Romani, quando uno era degno di onoranze, lo si faceva procedere a piedi o a cavallo con una toga ricamata e incoronato di mirto, fra le ali della folla. Poi in suo onore veniva sacrificata una pecora; e proprio dal nome di quest'animale (ovis = pecora) la cerimonia si chiamava ovazione.

Spezzare una lancia: 
mettersi a favore di qualcuno. Prende origine dai cavalieri, che per difendere l’onore di chi non poteva scendere in campo (una dama) si affrontavano in duello. Chi dei due cavalieri colpiva l’avversario era il vincitore, e spesso la lancia si spezzava.

Le ginocchia fanno giacomo-giacomo: 
Durante la Guerra dei Cent’anni, nel 1358 scoppiò in Francia un rivolta di contadini esasperati dal peso delle tasse e dai saccheggi continui ai quali erano sottoposti; questi contadini vestivano delle giubbe dette jacque e venivano chiamati jacques bonhomme. L’espressione indicherebbe quindi le ginocchia del contadino che tremano per la paura.

Il gioco non vale la candela: 
alcuni secoli fa,quando non c’era ancora la corrente elettrica, nelle taverne si usavano le candele. Spesso nelle taverne si giocava d’azzardo, e c’era l’usanza secondo la quale chi vinceva al gioco doveva pagare almeno la candela usata per fare luce durante la giocata. Alcune volte però, l’eventuale vincita la gioco era così bassa che “il gioco non valeva la candela”, quindi ciò che si vinceva non bastava nemmeno per pagare la candela.

sono davvero troppi e alcuni molto curiosi , impossibile citarli tutti.
Mi fermo citando le origini del saluto più diffuso

Ciao:
In passato esisteva il saluto dello schiavo (per dire: 'servo suo'); poi, specialmente nella regione veneta, si abbreviò la parola in s-cio. In seguito si è trasformata in ciao. Ma il saluto, che prima era ossequioso, è diventato, invece, il più confidenziale. Fino a circa un secolo fa, la parola era usata solo nell'Italia settentrionale.

I proverbi sono stati nei secoli passati i veri valori a cui si sono ispirate molte generazioni.
Cerchiamo di ricordare e di imparare ma soprattutto di riflettere su quanto ci viene dal passato perchè è sul passato che si regge il presente e si crea il futuro di un popolo.
Ed alcune volte semplici citazioni ,sono l'essenza di grandi riflessioni.
ad esempio questa mi piace particolarmente   :)


2 commenti :

  1. Sorrido per la citazione finale in bacheca perchè è vero alla fine uno non si gode la vita...Li conoscevo alcune citazioni :)...poi sai anche leggendo se ne imparano altre ,ce ne è una di Fabio Volo tratto dal suo libro che sto leggendo.."Non importa quanto aspetti ma chi aspetti":buona settimana a te e a chi passa a leggere *____* L.

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  2. Ciao , diciamo che quelle che ho pubblicato sono tra le più diffuse , impossibile citarle tutte , ma il significato e le origini , spesso a sfuggono a tutti , mi piace Fabio Volo come scrittore , semplice ,lineare scorrevole nella lettura , sempre ricco di saggezza , e di umiltà nelle sue citazioni ... Buona settimana anche a te ^___^

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